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il conflitto a fuoco di giovedì notte

Gli spari dalle moto a Trappeto e la reazione: cerchio (quasi) chiuso sullo scontro

Nelle mani dei poliziotti una pistola forse caduta nella fuga. Scattati già i primi fermi

14 Giugno 2026, 07:00

08:06

Gli spari dalle moto a Trappeto e la reazione: cerchio (quasi) chiuso sullo scontro

Il film raccontato dai tre “picciriddi” feriti nel corso della sparatoria di giovedì notte in piazza Beppe Montana si è rivelato una fiction. Un modo per dire che hanno mentito. Forse un espediente per depistare gli investigatori. Ma i poliziotti della squadra mobile già venerdì mattina avevano un quadro completo di quello che era successo a Trappeto Nord la notte prima.

Non erano solo in tre, intanto. Una bolgia di ragazzini affollavano lo slargo vicino al chiosco. Chiacchiere, schiamazzi. Poi il rombo di alcune moto ha attirato l’attenzione dei giovanissimi, che però non hanno avuto nemmeno il tempo di voltarsi che hanno visto i lampi dei colpi di pistola. Uno, due, tre. A raffica. Ma uno dei picciriddi, così definiti dal quartiere, avrebbe tirato fuori l’arma che aveva alla cintola rispondendo al fuoco. Forse ha sparato addirittura dopo che un proiettile lo aveva ferito. Le pallottole vaganti esplose dal commando hanno colpito nel frattempo altri due del folto gruppetto di ragazzini, per la maggior parte minorenni.

I pistoleri in sella agli scooter sono fuggiti, anzi non si sono mai fermati, da via Galermo mentre la comitiva di ragazzini è fuggita da piazza Beppe Montana verso via Ustica. I tre feriti si sono fatti accompagnare al pronto soccorso di via Santa Sofia. Al Policlinico hanno chiamato le forze dell’ordine, ma già a Trappeto Nord erano arrivate le Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico che appena hanno visto il tappeto di bossoli hanno chiesto l’intervento della polizia scientifica. Oltre 20 i reperti balistici recuperati. Ma c’è di più: sulla scena del crimine è stata trovata anche una pistola, forse caduta a qualcuno dopo il fuggi fuggi generale.

Venerdì Trappeto Nord è stato messo sotto assedio. Posti di blocco, controlli e perquisizioni. Gli investigatori sono andati a bussare anche ai parenti delle vittime degli spari, personaggi molto conosciuti nel mondo del narcotraffico. Alcuni sono al momento ai domiciliari, infatti. L’obiettivo, oltre ad assicurare alla giustizia i responsabili, è stato quello di disinnescare le forti fibrillazioni e bloccare qualsiasi tipo di azione di vendetta e ritorsione.

Nel frattempo le indagini, sia di tipo tecnico che tradizionale, hanno permesso di cristallizzare le tensioni avvenute all’ombra delle piazze di spaccio di via Ustica e via Capo Passero. E in meno di 24 ore sono stati individuati i primi responsabili fra le due fazioni. E fra i fermati c’è anche uno dei feriti minorenni.

Quello che è avvenuto, dunque, sarebbe stato uno scontro armato. Una guerriglia che in qualche modo ricorda quella dell’8 agosto 2020 al viale Grimaldi. Fortunatamente questa volta non abbiamo contato morti sull’asfalto.

Il movente? Gli investigatori, che stanno ancora lavorando per chiudere il cerchio in modo definitivo, sono ermetici con i cronisti. Ma a quanto pare le tensioni per lo spaccio sarebbero solo una componente dello scenario di violenza. Di fondo ci sarebbero motivi molto più banali. Uno screzio personale fra questi giovanissimi “malati di malavita” - come si dice in gergo catanese - può far saltare anche accordi criminali per le piazze di droga. E di conseguenza scatenare le prove muscolari che nell’ultimo periodo si sono ripetute in varie parti della città. In questo lembo di territorio, tra grattacieli e asfalto, ultimamente il “comando” - a livello criminale e mafioso - è passato quasi interamente nelle mani della famiglia Calabretta che, grazie a una parentela acquisita, può spendere il nome del clan Cappello. Ma gli equilibri mafiosi dopo l’inferno di giovedì notte sembrano definitivamente saltati.