I verbali del pentito
L’ex reggente dei Nizza di Librino: «Volevamo ammazzare Matteo Mazzei»
Il retroscena del blitz "Onda Nuova". Questioni di droga dietro il piano di sangue che però poi è sfumato
I Nizza, braccio armato del clan Santapaola-Ercolano, avrebbero pianificato alcuni anni fa l’omicidio di Matteo Mazzei, figlio di Nuccio. A raccontarlo due anni fa è Sam Salvatore Privitera, lo stesso che ha confessato di aver dato l’ordine - assieme a Natalino Nizza - ai fratelli Michael e Ninni Sanfilippo di ammazzare e seppellire Enzo “Caterina” Timonieri. Un caso di lupara bianca che è avvenuto in piena pandemia Covid e che è stato risolto quando i due fratelli killer hanno accompagnato i carabinieri fra le dune di Vaccarizzo, dove avevano occultato il cadavere del giovane pusher di San Cristoforo. Ma quella è un’altra storia.
Focalizziamo nuovamente l’attenzione sul blitz di ieri. Il pentito spiega ai pm della Dda il ruolo operativo e di vertice rivestito dal nipote del capomafia Santo “u carcagnusu”. «Ho avuto rapporti con Matteo Mazzei che dal 2016 so essere il capo della famiglia. Infatti nel 2016 nel corso di una riunione con Giuseppe Pastura, Concetto Bonaccorsi, Matteo Mazzei e Cristian Marletta Intravaia, detto “U Nanu”, entrambi dei Carcagnusi, si parlava di un grosso furto i cui proventi dovevano essere divisi tra i Cappello, i Carcagnusi e noi (Nizza, ndr)». E ancora: «So che i Mazzei hanno diviso le competenze in gruppi: - omissis -, Matteo Mazzei - omissis - si occupavano di droga; le estorsioni e i rapporti con gli imprenditori venivano tenuti da Cristian Intravaia, - omissis - e Andrea Chiarenza con loro c'era anche Santo Mazzei, figlio di Nuccio, che si occupava anche di vendere amnesia - omissis - per conto di Cristian».
Ma torniamo alla sentenza di morte che per un periodo sarebbe stata decretata per il rampollo dei carcagnusi. «Io e Natalino Nizza avevamo indicato Matteo Mazzei tra i soggetti che dovevano essere uccisi come ho scritto in un memoriale che ho depositato. Infatti ci fu - spiega Privitera - nel gennaio 2021, un incontro presso la Snai che è di proprietà dei Carcagnusi e si trova vicino alla scuola Coppola, con Matteo Mazzei, Cristian Intravaia, omissis , io e Giovanni Costanzo. Matteo mi parlò male di Scavone (Salvatore, oggi pentito) in termini che non mi piacevano. Infatti Scavone vendeva la cocaina a un soggetto di Milano che era un loro cliente. Concordammo - aggiunge il collaboratore - che noi avremmo parlato con Scavone e poi ci saremmo risentiti. Tuttavia loro chiamarono Scavone con la scusa di fargli vedere la cocaina e ne nacque un diverbio in cui vennero alle mani. Poi ci mandarono a dire che non avrebbero chiuso i soldi del conto che avevano in sospeso per le forniture con la Spagna. Io e Natalino ne parlammo e lui disse che voleva ammazzare a Matteo avvalendosi di Cristian Patanè. Era ancora libero Michael Sanfilippo quindi dissi a Nizza che ci avrei pensato io con Michael. Comunque - conclude il pentito - poi la cosa non ha avuto seguito e continuai ad avere un ottimo rapporto con loro. Con Matteo Mazzei è rimasta un po' di tensione mentre invece con Cristian Intravaia avevamo un legame più forte».

