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Blitz "Onda Nuova"

Il modo (storico) di fare mafia dei Mazzei: «Non fanno l'estorsione alle imprese, ne diventano i padroni»

Ma è con i soldi della droga che gli eredi del "carcagnusu" sono diventati il gruppo criminale più pericolo di Catania

08 Giugno 2026, 22:44

22:50

Il modo (storico) di fare mafia dei Mazzei: «Non fanno l'estorsione alle imprese, ne diventano i padroni»

Lo scettro di comando dei “carcagnusi” sarebbe passato a Cristian Marletta, figlio di Simona Mazzei. A metterlo nero su bianco è anche William Cerbo, “Scarface”, che ha deciso l’autunno scorso di vuotare il sacco con la Dda di Milano. E le sue dichiarazioni sono finite nell’inchiesta “Onda Nuova” che ieri ha portato dietro le sbarre la terza generazione della famiglia di “sangue” del clan Mazzei. Oltre a Marletta - che ha deciso di aggiungere al suo cognome quello del compagno della madre, Gioacchino Intravaia - sono stati arrestati il fratello Filippo Intravaia, e i cugini Santo e Matteo Mazzei, questi ultimi figli di Nuccio Mazzei. Il boss, arrestato nel 2015 dai poliziotti a Ragalna dopo una lunga latitanza, è al 41 bis come il padre, l’uomo d’onore di Cosa Nostra Santo Mazzei (che è stato arrestato nel 1992 nelle strade dell’Etna). Va ricordato che “u carcagnusu” fu arruolato dai Corleonesi, la frangia stragista, per spodestare Nitto Santapaola dal trono mafioso di Catania. Per una serie di motivi però il golpe mafioso è fallito. Ben due volte.

Ma torniamo al blitz di ieri all’alba. Oltre 200 poliziotti hanno fatto irruzione al “Traforo”, così è chiamata via Belfiore, la storica roccaforte del clan. Su questo nulla è cambiato in trent’anni.

In manette è finita Simona Mazzei, la mamma di Filippo e Cristian. La figlia prediletta di Santo Mazzei e Rosa Morace, quest’ultima condannata per mafia nel processo Ippocampo. Oltre alle dichiarazioni di Cerbo (che rivela che una parte dei soldi di Milano sarebbero andati a Cristian Marletta, ndr), nei faldoni dell’inchiesta sono finiti i verbali di Biagio Augusto Limonelli, collegato a Ciccio Russo, ultimo rappresentante provinciale della famiglia Santapaola-Ercolano. «So che Cristian, attuale capo dei Mazzei, nipote di Nuccio Mazzei, è in affari con dei calabresi per lo stupefacente», racconta il pentito agli investigatori. Più preciso è l’ex reggente dei Nizza, Sam Privitera: «I Carcagnusi hanno un parente calabrese che li supporta nelle forniture di cocaina». È il traffico di droga il core business degli eredi dei Mazzei. Non però spaccio su strada, ritenuto forse troppo pericoloso. Ma la vendita di cocaina, marijuana e hashish indoor. Sono diverse le case di spaccio che sono state localizzate dalla squadra mobile nell’arco delle indagini che sono partite nel 2023. Il personaggio che è stato monitorato è Filippo Popolo che avrebbe controllato gli affari legati alla vendita nel mercato nero della droga con l’aiuto dello zio Renato Dario Gravagna. Altra figura cruciale nell’assetto del traffico di sostanze stupefacenti è Carmelo Grasso, detto “Charlie”, che poteva contare sulla fiducia dei rampolli dei Mazzei. Il gip Luigi Barone nelle oltre 300 pagine di ordinanza esamina mesi e mesi di intercettazioni che hanno consentito di delineare la nuova struttura del clan, che secondo il pentito Privitera è diventato fra i più potenti di Catania. «Nell'ultimo periodo i Carcagnusi hanno fatto molti soldi e sono uno dei gruppi più forti e hanno comprato molte attività. Una di queste è un supermercato in via Plebiscito, all'angolo prima dell'incrocio con Via Vittorio Emanuele. Cristian mi invitò all'inaugurazione nel 2021. Io non andai. È dei carcagnusi anche un B&B nella zona delle Ciminiere». Poi l’ex Nizza spiega il modo di fare mafia del clan: «I Mazzei hanno molte attività perchè storicamente non usano chiedere l'estorsione ma entrano direttamente nelle attività economiche».