A Catania
Brucia il polmone verde della Timpa fra polemiche e denunce
I proprietari di terreni e immobili minacciati dall'incendio lanciano accuse di inerzie da parte delle Istituzioni
Brucia, ancora, la Timpa di Leucatia. Uno dei polmoni verdi della zona nord del capoluogo etneo, che segna il confine con Sant’Agata Li Battiati, ieri pomeriggio è stato devastato da un incendio che molto probabilmente ha una matrice dolosa.
Alte colonne di fumo, visibili da diversi punti della città, si sono alzate intorno alle tre del pomeriggio. Il rogo ha interessato anche un terreno privato. La proprietaria si è precipitata in via Leucatia, a Canalicchio, denunciando anni e anni di inerzia da parte delle istituzioni che non tutelerebbero il tesoro paesaggistico e artistico. Qui sorgeva, infatti, l’acquedotto dei monaci benedettini, di cui sono ancora visibili i resti lungo la via Tito Manlio Manzella. Il fuoco ha toccato diversi punti della riserva: inceneriti anche cumuli di spazzatura scaricati fra la vegetazione. L’aria a un certo punto è diventata anche irrespirabile. Preoccupati i proprietari di un deposito lambito dalle fiamme, fino a poco tempo fa in quei locali c’era una palestra. Ma da pochissimo l’immobile era stato affittato a un altra persona ma fortunatamente non aveva ancora fatto il trasloco. Moglie e marito hanno lamentato il mancato smaltimento delle sterpaglie.
I residenti di via Manzella sono scesi in strada per seguire le operazioni di spegnimento terrorizzati dalla possibilità che le fiamme potessero avanzare fino alle loro palazzine.
I vigili del fuoco hanno operato sia via terra che in volo. Anche se l’elicottero “Drago 142” ha potuto fare solo un lavoro di coordinamento, perché la presenza di tralicci della luce e abitazioni private non ha permesso per motivi di sicurezza il lancio d’acqua dall’alto. Ma la visione d’insieme ha permesso alle squadre a terra di poter contenere il rogo in modo più veloce. Diverse sono state le squadre dei vigili del fuoco, tra personale permanente e volontario, messe in campo. A supporto sono arrivate altre due autobotti e sono stati inviati anche mezzi del Corpo Forestale della Regione Siciliana. Pure la polizia ha dato una mano attiva con un’autobotte. Hanno fornito assistenza per l’ordine pubblico e la viabilità i carabinieri, i poliziotti e gli agenti della municipale. Un’ambulanza del 118 ha fornito assistenza a due vigili del fuoco, uno dei quali è caduto scivolando sull’acqua della sorgente arrivata sulla strada poiché il corso è stato deviato proprio dalle lingue di fuoco. Il pompiere, che ha sbattuto la testa e ha riportato delle escoriazioni, è stato trasferito al Cannizzaro dove è stato monitorato. Ma le sue condizioni non destano preoccupazioni. Un altro vigile del fuoco, invece, è stato medicato direttamente sul posto per delle lievi bruciature alle mani.
Hanno voluto seguire da vicino le operazioni i sindaci di Catania, Enrico Trantino, e di Sant'Agata Li Battiati, Marco Rubino. «Ci hanno detto - ha affermato Trantino - che non ci sono abitazioni a rischio, ma che non possono intervenire dall’alto perché ci sono abitazioni e fili dell’alta tensione per cui non possono provvedere allo spegnimento utilizzando elicotteri o canadair. Grazie anche all’attenuazione del vento hanno individuato, attraverso l’elicottero, un percorso attraverso il quale giungere al punto in cui ci sono le fiamme». «Il rogo - ha sottolineato il sindaco Rubino - non si è certo acceso per il calore. Lo stesso incendio si è sviluppato, nello stesso modo, già 2-3 anni fa. È molto triste ed è brutto che ci sia qualcuno che vuole male alla natura».