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Il dossier

Tari e rifiuti, per il Pd l’appalto è da rifare. «Fatto con dati vecchi, del 2015»

«Stop ai tre lotti»: Per Officina democratica bisogna tornare al singolo operatore in città. Il vicesindaco Pesce rivendica però i risultati, con vari centri di raccolta e l'arrivo degli ispettori ambientali

20 Maggio 2026, 20:23

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Se da un lato vi è la percezione di una città sempre più sporca, dall’altro i dati mostrano un continuo aumento della produzione di rifiuti urbani in tutta Italia. Al centro della questione resta sempre chi paga la Tari, o auspicabilmente dovrebbe, il cittadino. Colpe? Più che altro consapevolezze. Già, perché la questione rifiuti ha responsabilità diffuse. Spesso, però, senza sapere che il primissimo passo per aiutare qualsiasi amministrazione al governo è quello di sviluppare una cultura della raccolta differenziata per ridurre la produzione e quindi il successivo conferimento in discarica dell’indifferenziato. Aspetto che incide direttamente sulle tasche dei cittadini attraverso la tassa sui rifiuti.

A fare da pungolo con uno stile propositivo, a Palazzo degli Elefanti, è stato oggi il “Circolo tematico Officina democratica”, che ha presentato un secondo dossier sul tema. Un quadro che vede Catania tra le ultime città italiane con oltre 200 mila abitanti per percentuale di differenziata. Particolare attenzione è stata rivolta anche all’appalto del servizio rifiuti, in scadenza nel 2029, e alla necessità di avviare sin da ora una riflessione approfondita sulle prospettive future del sistema.

Un appalto nato nel 2013 e affidato solo nel 2022 dopo un percorso complesso e cinque gare andate deserte. È da qui che parte la riflessione sul servizio di raccolta dei rifiuti in città e il nuovo confronto politico e amministrativo. Nel 2022, anche su indicazione dell’Anac - l’autorità nazionale anticorruzione - l’appalto venne suddiviso in tre lotti. Una scelta che, secondo Officina democratica, non avrebbe prodotto gli effetti sperati, finendo anzi per irrigidire l’organizzazione del servizio.

Il tema è stato rilanciato a partire dal report annuale Ispra sui rifiuti urbani. A livello nazionale, la raccolta differenziata si attesta al 67,7%, con un incremento dell’1,1% rispetto all’anno precedente.

In Sicilia, invece, il dato si ferma al 55,5%, confermando l’isola tra le regioni più indietro. Ancora più critica la situazione del Comune di Catania, dove la differenziata resta intorno al 33-34%, mentre la produzione pro capite di rifiuti risulta tra le più alte d’Italia, con circa 585 chili per abitante (dati aggiornati al 2024).

Secondo Officina democratica, questi numeri dimostrano la necessità di iniziare subito a lavorare al prossimo appalto. Il piano attuale, infatti, si fonderebbe ancora su analisi risalenti al 2015, quando la città era molto diversa per flussi turistici, attività commerciali, mobilità e pressione urbana. Non basta calcolare il servizio sui soli residenti, ma occorre considerare alberghi, b&b, ristorazione, uffici, servizi, università, crocieristi e pendolari. Senza uno studio aggiornato del territorio, affidato a società specializzate, il rischio è di ripetere gli errori del passato. Inoltre, i rifiuti organici siciliani viaggiano verso il Nord Italia e l’Europa poiché mancano impianti di compostaggio sufficienti. Si stima che l’export dei rifiuti indifferenziati nel solo 2024 sia aumentato del 38,8%.

L’assessore comunale all’Ecologia Massimo Pesce, che è anche vicesindaco, era presente all’incontro. Ha rivendicato le iniziative già avviate dall’amministrazione: l’aumento dei centri comunali di raccolta, passati da due a sei, l’installazione di sistemi di videosorveglianza contro le discariche abusive, il rafforzamento della polizia ambientale e l’avvio degli ispettori ambientali.

All’incontro hanno preso parte Maurizio Caserta, capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale; Giuseppe Pappalardo, segretario provinciale del Pd; Aurelio Di Fato, Achille Parisi e Saro D’Agata del Circolo tematico “Officina democratica” e già assessore all’Ecologia nella giunta di Enzo Bianco; Giulia De Iorio, segretaria del Circolo Catania Officina Democratica.

di Davide Privitera