L'inchiesta
Sanità, Cuffaro patteggia a 3 anni (di lavori di pubblica utilità). Non potrà incontrare i politici
Il gup, che ha accolto l'istanza dei difensori dell'ex governatore siciliano, ha rinviato a giudizio 6 imputati. Uno ammesso all'abbreviato
Totò Cuffaro lavorerà alla Casa del Sorriso di Monreale ma non potrà, per tutta la durata della pena, incontrare politici o persone che hanno cariche istituzionali, legislative e amministrative. La gup di Palermo Ermelinda Marfia ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dall'ex presidente della Regione siciliana. Pena concordata quindi a 3 anni per le accuse di corruzione legate a un concorso truccato bandito dall'ospedale palermitano Villa Sofia e per traffico di influenze, reato collegato ai presunti illeciti nella gestione di una gara bandita dall' Asp di Siracusa. L'ex governatore e leader della Dc non entrerà in carcere. Infatti il patteggiamento, che ha avuto l'ok dalla procura di Palermo, prevede di scontare la pena attraverso dei lavori di pubblica utilità.
Ma inoltre bisognerà fare bene i calcoli. La pena patteggiata è tre anni, ma in realtà ne restano da scontare solo 2 anni e 7 mesi. Da cinque mesi infatti Cuffaro è agli arresti domiciliari, così come disposto dal gip. Da oggi Totò però è un uomo libero. Nel dispositivo la gup ha disposto la sostituzione della misura cautelare con la pena di lavoro (di non meno di 6 ore settimanali e non più di 15 ore alla settimana) all'associazione di Monreale. E ci sono una sfilza di prescrizioni: fra le quali il divieto di frequentare soggetti che rivestono cariche pubbliche, legislative e amministrative, salvo trattasi di familiari o persone conviventi, oppure ad eccezione di incontri che siano legati allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, ovvero volti a ottenere un pubblico servizio. Inoltre Cuffaro non potrà lasciare la Regione Siciliana. Gli verrà anche ritirato il passaporto: i viaggi in Africa per beneficenza, quindi, saranno interrotti almeno per i prossimi due anni e mezzo.
Nell'accordo coi pm che ha portato al patteggiamento è stabilito anche che dovrà risarcire con 7.500 euro l'uno il danno all'immagine subito dal Villa Sofia-Cervello e dall' azienda sanitaria siracusana.
Cuffaro si è chiuso nel silenzio stampa. Lo rendono noto i difensori, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, in una nota.
«Nel far presente che il nostro assistito non renderà alcuna ulteriore dichiarazione, rappresentiamo che la decisione di optare per la definizione del procedimento con le forme del patteggiamento pur a fronte di una sentenza della Cassazione che aveva annullato il titolo custodiale, è stata conseguenza di una precisa e sofferta scelta, condivisa con il nostro assistito, di definire celermente la vicenda giudiziaria consentendo a Cuffaro di riacquistare serenità nell’ambito esclusivamente degli affetti personali e familiari», scrivono i legali.
La gup ha rinviato a giudizio sei tra persone tra manager della sanità, medici e imprenditori coinvolti nell’inchiesta sugli illeciti nella sanità siciliana. L’ottavo imputato, il faccendiere Ferdinando Aiello, è stato ammesso al giudizio abbreviato che sarà discusso il 7 luglio prossimo. Prosciolta la ditta Dussmann srl.
A giudizio sono andati l’ex manager dell’ospedale Villa Sofia Roberto Colletti, Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e l’ex storico segretario del governatore Vito Raso, tutti indagati per il concorso truccato per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari bandito da una delle maggiori realtà ospedaliere siciliane, l’azienda Villa Sofia-Cervello appunto. E ancora, per la contestazione relativa a un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa sono stati rinviati a giudizio Mauro Marchese e Marco Dammone, della Dussmann srl, e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.
Nell'inchiesta inizialmente erano stati coinvolti anche il deputato di Noi Moderati Saverio Romano e il manager dell’azienda aretusea Alessandro Caltagirone. Per entrambi il gip negò la misura cautelare. Le loro posizioni sono ancora al vaglio della Procura.