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il caso

Lo sfogo di un padre: «Mia figlia pestata in un locale a Catania, sappiamo chi è ed è ancora in giro e sui social. Perché?»

Può una serata trascorsa in discoteca trasformarsi in una brutale aggressione ai danni di una giovane donna che cerca di aiutare un’amica in difficoltà?

07 Maggio 2026, 18:44

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Può una serata trascorsa in discoteca trasformarsi in una brutale aggressione ai danni di una giovane donna che cerca di aiutare un’amica in difficoltà? È quanto accaduto a metà aprile in un locale di via Alfonzetti, il Mi Vida Club, dove una 32enne nel disperato tentativo di rianimare un’amica che per un malore aveva perso i sensi non solo è stata ostacolata nelle operazioni di soccorso, ma è anche stata picchiata, con un pugno al volto. Risultato? La frattura del setto nasale, alcuni punti di sutura e 40 giorni di prognosi.

A raccontare a La Sicilia la disavventura di Adelaide (nome di fantasia) è stato il padre Mario Massimiliano Savasta, di professione ingegnere. «Durante quei momenti concitati, un giovane extracomunitario tratteneva una delle bottigliette d’acqua, ostacolando di fatto i soccorsi, nonostante le ripetute richieste di mia figlia. Constatando che l’amica non riprendeva conoscenza, ha pensato di andare a prendere l’auto e accompagnarla in ospedale. È stato a quel punto che l’uomo l’ha aggredita improvvisamente, colpendola con un pugno al volto per poi fuggire. Mia figlia sta un po’ meglio, ha già subito il primo intervento al naso, ma non è escluso che debba nuovamente sottoporsi a un’altra operazione».

Soccorsa e trasportata all'ospedale Garibaldi Centro, Adelaide è tornata a casa. Il giorno stesso dell’aggressione, ha sporto denuncia alla Compagnia carabinieri di Piazza Dante, fornendo anche l’identikit dell’aggressore, con tanto di nome e cognome, rintracciandolo sui social network.

«Successivamente - aggiunge Savasta - ci siamo rivolti a un legale, l’avvocato Susanna Veneziano, che ci ha consigliato di sollecitare l’acquisizione dei filmati di videosorveglianza del locale, operazione che ci risulta essere stata eseguita. A distanza di alcune settimane, tuttavia, apprendiamo con preoccupazione che il tizio in questione risulta ancora in libertà e attivo sui social. Sia il nostro legale sia le forze dell’ordine ci hanno ribadito come eventuali provvedimenti dipendono dalle decisioni del pm. Per questo vorrei sensibilizzare le autorità, auspicando un rapido sviluppo delle indagini. Chiedo giustizia, per mia figlia e per evitare che altri padri possano trovarsi ad affrontare un dolore così grande».