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Restituita la targa del giudice beato Rosario Livatino

Era stata rubata nei giorni scorsi dal Giardino dei Giusti

28 Aprile 2026, 11:01

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Restituita la targa del giudice beato Rosario Livatino

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È tornata al proprio posto nel Giardino dei Giusti che si trova all’interno della villa comunale “Stefano Saetta” di Canicattì la targa del giudice beato Rosario Angelo Livatino, rubata la scorsa settimana. Sarà stata la paura di essere scoperti oppure il clamore mediatico suscitato dalla notizia del furto riportata da tutti i media, ma chi aveva rubato la targa ieri mattina l’ha fatta ritrovare nello stesso identico punto da dove l’aveva portata via.

Avvertito dagli operai del Comune, sul posto è giunto il sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo che ha avvertito la polizia. Alla villa comunale si sono recati gli agenti del Commissariato e gli uomini della scientifica che hanno effettuato i rilievi. Ovviamente, le indagini vanno avanti nel tentativo di dare un nome ed un volto agli autori di questo atipico furto. Il sindaco Vincenzo Corbo ha dato incarico ad una squadra di operai di mettere in sicurezza l’intera area dove lo scorso mese di ottobre è stato inaugurato il Giardino dei Giusti. Uno spazio dedicato alla memoria voluto dall’amministrazione comunale in carica in collaborazione con l’associazione Casa Museo Giudice Livatino. I Giusti onorati al Giardino di Canicattì sono Moshe Bejski, Rosario Livatino, Piero Ivano Nava e Antonino Saetta. Sono ricordate anche le figure di Vincenzo e Rosalia Livatino, Stefano Saetta, Padre Gioacchino La Lomia, il maresciallo Calogero Vaccaro e lo scienziato canicattinese Antonino Sciascia inventore della fototerapia. Quest’ultima targa rubata insieme a quella del beato Rosario Livatino invece non è stata ancora ritrovata.

«Il ritrovamento della targa del beato Rosario Livatino - ha detto il sindaco Corbo - è certamente una notizia positiva per l’intera comunità canicattinese. Il furto della targa dedicata al beato aveva indignato tutti i cittadini di Canicattì i quali non si aspettavano che venisse oltraggiato il suo nome».