il Blitz
Da Niscemi a Catania: i legami con i Cappello per le forniture di droga e quel selfie con le bustine di cocaina in bocca
Nelle carte dell'operazione della Dda di Caltanissetta scatti e intercettazioni che conducono a nomi del panorama criminale etneo
I rapporti fra i fratelli Alberto e Sergio Musto di Niscemi - ritenuti i referenti di Cosa Nostra - con il clan Cappello di Catania erano già emersi nel 2023. Quella volta erano legami finalizzati a una vendetta di fuoco. Stavolta l’operazione eseguita dalla Dda di Caltanissetta fotografa il business della fornitura di droga. Infatti nelle oltre 1200 pagine dell’ordinanza firmata dalla gip Graziella Luparello si contano decine di viaggi da Niscemi, la cittadina colpita dalla devastante frana, a Catania. E i nomi più gettonati in questo “stupefacente” partenariato criminale sono Giuseppe Auteri (che è di Palagonia) e René Distefano, personaggi coinvolti in blitz della squadra mobile ma anche nelle indagini dei carabinieri sulla tragica sparatoria di viale Grimaldi dell’8 agosto 2020. Auteri, infatti, risulta già condannato in primo grado per tentato omicidio nei confronti di alcuni esponenti dei cursoti-milanesi.
«Mercoledì devo andare a Catania», è solo una degli annunci captati dagli investigatori nisseni nel corso dell’inchiesta condotta fra il 2022 e il 2023. Infatti i cappelloti catanesi erano ancora a piede libero. Sergio Musto in persona sceglie Auteri come fornitore di droga dopo aver avuto problemi con altri grossisti poco «professionali». Infatti diceva: «Abbiamo a Peppe che è mio fratello». Auteri è lo stesso che ha venduto un quantitativo di 300 grammi di cocaina ad Andrea Abaco e Francesco Cona - specializzati esclusivamente in spaccio - che il giorno della consegna nel 2022 si fanno un selfie con le buste piene di polvere bianca in bocca. Scatto entrato fra i documenti a disposizione dell’inchiesta.
I niscemesi citavano René Distefano (fratello del più noto Giovanni e figlio del boss defunto «Nino cammisa») per rallentare un po’ gli acquisti di droga. E cercavano un modo però di prendere tempo: «Ascolta non ci siamo fatti vedere perché c’è stato troppo bordello in paese…» gliela giriamo così». L’alibi (quasi) perfetto.

