×

Il film dell'orrore

Triplice omicidio: caso nel cassetto per trent'anni, ora condannato il capomafia (pentito): «Dopo il delitto andai a Taormina»

I fratelli Lo Cicero uccisi perché compravano droga dai rivali del clan. D’Agate, invece, vittima per caso. Il killer di Adrano, Rosano: «Assieme a me c’erano mio fratello Pietro e Sardo»

24 Aprile 2026, 21:11

21:20

Triplice omicidio: caso nel cassetto per trent'anni, ora condannato il capomafia (pentito): «Dopo il delitto andai a Taormina»

Seguici su

Quando i corpi crivellati di pistolettate e fucilate dei fratelli Angelo e Vincenzo Lo Cicero e di Vincenzo D'Agate furono ritrovati nelle campagne di contrada Pecoraro ad Adrano i familiari delle vittime diedero subito un nome all'assassino. Giuseppe Lo Cicero, il fratello delle vittime, infatti pianificò un agguato contro Vincenzo Rosano, che però prima fu arrestato e quando fu scarcerato, nel 1997, scappò in Germania. Poi Lo Cicero fu ammazzato a sua volta, da Pippo Scarvaglieri degli Scalisi. Così Rosano, capomafia e vertice del clan Santangelo, poté rientrare in Sicilia. Non bastarono però i sospetti a far luce sul triplice delitto. Sono serviti, infatti, 34 anni per arrivare a una prima sentenza: Vincenzo Rosano è stato condannato a 8 anni di reclusione dal gup Ottavio Grasso che gli ha riconosciuto l'attenuante della collaborazione con la giustizia. L'ex boss inoltre dovrà risarcire le sorelle e i fratelli dei Lo Cicero che sono stati assistiti, in veste di parte civile, dallo studio legale Messina, con gli avvocati Francesco Messina e Rossana Petralia. Il verdetto è arrivato dopo che Rosano ha vuotato il sacco e si è accusato del triplice omicidio: «Li ho uccisi io con mio fratello Pietro e Carmelo Sardo». Su questi due nomi è stato già emesso l'avviso di conclusione indagini e quindi, a breve, potrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura.

Il racconto è davvero agghiacciante. La sera del 3 luglio 1991 i due fratelli Lo Cicero e D'Agate sono stati attirati in una trappola. D'Agate non era un obbiettivo, ma ebbe la sfortuna di essere con le persone sbagliate nel momento sbagliato. Rosano, in un verbale del 2022 raccolto dal pm della Dda di Catania, spiegò che i Lo Cicero ebbero l'ardire di comprare droga da personaggi fuori dal clan Santangelo-Taccuni a un prezzo minore e inoltre cominciarono a chiedere pizzo a commercianti che già versavano la tangente mafiosa ai referenti dei Santapaola-Ercolano. Questi comportamenti fecero infuriare i padrini in carcere: Alfio e Salvatore Santangelo ordinarono l'omicidio. E Rosano obbedì.

Quella sera d'estate i Lo Cicero si trovavano nella sala giochi di Rosano nel quartiere Monterosso di Adrano. Il capomafia aveva già organizzato tutto: le armi erano state nascoste in un'automobile bruciata nella campagna di famiglia. Con la scusa di andare a «tirare cocaina» i Lo Cicero e D'Agate con una Lancia Y10 rossa si recarono nella zona Roccazzello. Nel frattempo Rosano andò a prendere il fratello Pietro e Carmelo Sardo: i tre arrivarono a bordo di una A112. Il fratello del pentito con la scusa di andare in bagno recuperò immediatamente la pistola calibro 38 e un fucile. Una volta prese le armi «sparammo subito», ha ricordato il killer. «Io sparai ad Angelo e Vincenzo Lo Cicero con la 38 mentre Sardo sparò a D'Agate all'addome col fucile». I due fratelli resistettero e reagirono. Angelo tirò delle pietre contro i sicari, ma «mio fratello Pietro gli sparò un colpo di fucile in testa, mentre io sparai contro Vincenzo». D'Agate invece morì immediatamente. Rosano e gli altri assassini provarono a far sparire ogni traccia: «Abbiamo dato fuoco a tutto, corpi e macchina, con la benzina che avevamo già portato sul posto». Le armi invece furono avvolte in alcuni stracci e poi buttate in un bidone della spazzatura. Rosano dopo l'omicidio si cambiò la maglietta sporca di sangue e passò una serata con sua moglie in un hotel di Taormina. Una scena diabolica.

Il condannato è il papà di Nicolò Rosano, il giovane pentito che diversi anni fa fu al centro di un necrologio con cui fu tappezzata la cittadina etnea. Invece i Lo Cicero ammazzati erano gli zii di Christian, ritenuto oggi il boss che ha fondato la cellula dei Mazzei ad Adrano.