L'indagine
Ai raggi X carte e covo del latitante: Clan Mazzei senza “capo”
Sequestrati documenti falsi, carte di credito e telefonino di Maurizio Motta
Possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. Questa è l’accusa da cui deve difendersi Maurizio Motta, il boss di primo piano del clan Mazzei, arrestato qualche giorno fa in un appartamento di Fiumefreddo di Sicilia che era divenuto il “covo” dove nascondersi per evitare di finire dietro le sbarre. A gennaio infatti la Cassazione ha reso definitiva la condanna per mafia del blitz Target: l’indagine della squadra mobile che permise la cattura a Ragalna di Nuccio Mazzei, il figlio di Santo “u carcagnusu”.
Nell’appartamento i poliziotti hanno trovato una serie di documenti su cui era stata inserita la foto di Motta. La patente e la tessera sanitaria risultano intestati a una persona (che ora rischia l’accusa di favoreggiamento) che ha lo stesso cognome del ricercato. «Si dovranno verificare le modalità con le quali i documenti sono stati modificati», scrivono gli inquirenti negli atti. Gli investigatori hanno anche sequestrato un cellulare, una PostaPay e una carta di credito Visa. Sono già partiti i controlli incrociati per ricostruire i due mesi di latitanza nel centro della fascia jonica. «Attraverso indagini di natura forense si dovranno estrapolare file di testo e di immagine e si dovranno ricostruire gli accessi telematici tramite i quali sono state svolte le attività illecite», annota il pm nel decreto.
Il bisogno di rimanere a piede libero fa pensare che Motta - che nel processo Target ha visto cadere il ruolo nell’associazione mafiosa di promotore - potesse avere una posizione di rilievo nell’organigramma della famiglia mafiosa. Motta è residente in via Belfiore - strada chiamata “u traforo” - che è il fortino del clan che a Catania ha sempre rappresentato l’ala stragista di Cosa Nostra. Quest’arresto quindi ha fatto ottenere alla giustizia un doppio risultato: quello di aver eseguito il provvedimento emesso dalla procura generale e dall’altro aver azzoppato la potenziale cabina di regia dell’organizzazione criminale.