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la polemica

Catania, porto Rossi nel mirino: rimozione dei relitti, sicurezza e polemiche sui fondi

Il Comitato dei diportisti giustifica la scelta necessaria, Sinistra italiana attacca la Regione

16 Marzo 2026, 07:00

09:32

Porto Rossi nel mirino: rimozione dei relitti, sicurezza e polemiche sui fondi

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La polemica sul Porto Rossi non si ferma. Questo fine settimana è tornato in campo il Comitato dei diportisti proprietari delle imbarcazioni che hanno patito le conseguenze delle mareggiate provocate dal ciclone Harry. I diportisti ritengono «necessario chiarire alcuni aspetti fondamentali che rischiano di essere fraintesi dall’opinione pubblica».

«Le risorse pubbliche di cui si parla - dicono - non sono destinate alla ricostruzione del porto né a favorire interessi privati. I fondi servono esclusivamente alla messa in sicurezza dell’area e alla rimozione dei relitti presenti nello specchio d’acqua, interventi indispensabili per motivi ambientali, di sicurezza della navigazione e di tutela del territorio. Da due mesi, infatti, lo specchio acqueo è interessato dalla presenza di relitti e imbarcazioni affondate che rappresentano un potenziale rischio ambientale e un pericolo per la navigazione».

«Questa posizione - si legge ancora - il Comitato dei diportisti l’ha espressa pubblicamente già nei giorni successivi al ciclone Harry. In un precedente intervento pubblicato su La Sicilia (il 10 febbraio 2026) dal titolo «Dopo Harry non bisogna scordare noi proprietari di barche distrutte», era stato evidenziato come oltre cento diportisti si fossero riuniti in un comitato chiedendo semplicemente misure minime di salvaguardia e un percorso chiaro per il recupero delle imbarcazioni distrutte. Nei giorni a seguire il Comitato dei diportisti ha inviato numerose segnalazioni formali e Pec alle istituzioni competenti, chiedendo che venisse affrontata e risolta una situazione di evidente degrado. Con atti di sciacallaggio alle imbarcazioni arenate sugli scogli e relativi arresti da parte della Polfer. Grazie a questo lavoro costante di interlocuzione istituzionale si è finalmente arrivati alla programmazione degli interventi di recupero e messa in sicurezza. Si tratta quindi di un’operazione di interesse pubblico, necessaria per restituire sicurezza, legalità e decoro a un’area che appartiene alla collettività».

«Rappresentare questi interventi come uno “spreco di soldi ai privati” - conclude il Comitato - non soltanto è fuorviante, ma rischia di alimentare una narrazione che non corrisponde alla realtà dei fatti. “La rimozione dei relitti e la bonifica dell’area sono un dovere delle istituzioni quando vi sono rischi ambientali e di sicurezza, indipendentemente dalla proprietà privata delle imbarcazioni coinvolte (tutelata dall’articolo 42 della Costituzione Italiana e dal Codice della Navigazione)”. E, a tal proposito, si ribadisce la «piena disponibilità a collaborare con tutte le istituzioni affinché gli interventi previsti vengano realizzati nel più breve tempo possibile, nell’interesse non solo dei diritti dei diportisti ma dell’intera comunità».

Sulla questione, però, torna a esprimersi anche Sinistra Italiana attraverso una nuova nota a firma del segretario provinciale Giolì Vindigni e del segretario cittadino Marcello Failla, che ricordano come Harry abbia provocato la distruzione «di lungomari, voragini, danni ai sottoservizi (Enel, acqua, fogne), blocchi ferroviari, danni al settore agricolo siciliano stimati in oltre 700 milioni di euro. Serre, oliveti e agrumeti danneggiati o distrutti. Per riparare i gravi danni prodotti dal ciclone alle cose ed alle attività produttive dei siciliani, occorreranno almeno 2 miliardi di euro, da spendere subito per interventi che non possono attendere i tempi ordinari, anni o decenni, a cui ci ha abituato la Regione Sicilia».

«Pochi giorni addietro - proseguono - il governo Schifani ha stanziato tre milioni di euro, una cifra del tutto insufficiente per risarcire le imprese ittiche colpite dal ciclone Harry, ed è stato inoltre costituito un Fondo Sicilia per dare risposta ad operatori economici e famiglie, per un totale di 33,2 milioni: appena l’1,5% di quanto occorrerebbe».

Sinistra Italiana, a questo punto, stigmatizza l’iniziativa della Regione, che per mettere in sicurezza il Porto Rossi ha avviato lavori per un importo complessivo di 776 mila euro: «Il Porto Rossi - è la considerazione - è certo meritevole di sostegno e di riparazione dei danni causati dal ciclone, ma alla stessa stregua di migliaia di siciliani, forse meno fortunati e meno considerati dal nostro governo regionale. Stupisce inoltre lo stesso comune di Catania sia del tutto all’oscuro della natura dei lavori, in un’area tra le più pregiate della città. Il Porto Rossi verrà ripristinato in 150 giorni: quanti anni dovranno attendere gli altri porti, i pescatori che hanno perso le barche, gli agricoltori, le altre imprese e i cittadini che hanno perso tutto a causa del ciclone?».