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L'intervento

Silenzio sulla morte di Nitto Santapaola, Riccardo Pellegrino: «Basta ambiguità, servono atti concreti»

Silenzio politico dopo la morte del boss di Cosa nostra catanese: a romperlo è il vice presidente vicario del Consiglio comunale che si dissocia dal fratello condannato per associazione mafiosa. E al sindaco Trantino chiede parole chiare, la restituzione di Piazza Don Innocenzo Bonomo a San Cristoforo e l'intitolazione di Via Belfiore al Beato Rosario Livatino

07 Marzo 2026, 15:54

17:38

pellegrino

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La morte di Nitto Santapaola, storico capo di Cosa Nostra catanese deceduto al regime del 41 bis, è passata a Catania quasi nel silenzio generale della politica. Come sottolineato da "La Sicilia" nei giorni scorsi le dichiarazioni pubbliche sulla morte del boss sono pochissime. E a rompere il silenzio è oggi il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Riccardo Pellegrino che, in un lungo intervento, afferma: «Parliamo di uno dei protagonisti più sanguinari della storia criminale della nostra città, condannato all’ergastolo per la strage della circonvallazione, per l’omicidio dell’ispettore capo Giovanni Lizzio, per l’assassinio del giornalista Giuseppe Fava e per le stragi mafiose che hanno insanguinato l’Italia. Di fronte a una figura così ingombrante, il silenzio della politica catanese è francamente incomprensibile». Pellegrino si rivolge direttamente al sindaco Enrico Trantino e all’amministrazione comunale. «Catania ha bisogno di parole chiare e di gesti concreti. Non per retorica, ma per affermare senza ambiguità da che parte stanno le istituzioni».

Pellegrino non nasconde anzi sottolinea il suo essere fratello di Gaetano detto "u funciutu" condannato per associazione mafiosa, per rimarcare la distanza. «Da anni - prosegue - lotto contro lo stigma di avere un fratello che sta pagando per i suoi reati: non posso cancellare il legame di sangue, siamo figli dello stesso padre e della stessa madre, ma da subito ho preso le distanze da lui e dalle sue azioni. E da uomo delle istituzioni non posso che essere contro ogni forma di legame, azione, comportamento o anche solo mafioso. L’ho sempre affermato con forza a parole e con le azioni, nonostante le insinuazioni e le frecciatine di alcuni».

«Spero con tutto il cuore che terminata la sua pena mio fratello possa cambiare vita e godersi la sua famiglia in onestà, ma io non c’entro nulla con quello che lui ha commesso e sono anni che lotto perché possano essere liberi da questo stesso stigma tutti i cittadini per bene che pagano lo scotto di essere nati in un quartiere dalla storia pesante».

A preoccupare Pellegrino sono state infatti anche alcune dichiarazioni rilasciate ai microfoni de La Sicilia da don Benedetto Sapienza - parroco della chiesa della Madonna della Salette, nel quartiere San Cristoforo - che ha affermato come Santapaola sia ancora ricordato nelle strade del quartiere perché «ne ha fatto la storia». «Sono parole che non possono essere pronunciate con leggerezza. Il giudizio sulle anime spetta a Dio, ma la storia degli uomini è scritta nelle sentenze: Nitto Santapaola è morto al 41 bis dopo condanne definitive per stragi e omicidi». Per Pellegrino il punto centrale resta la dignità del quartiere. «San Cristoforo non appartiene ai boss ma alle persone perbene che ci vivono. Migliaia di famiglie oneste che ogni giorno combattono contro lo stigma e contro una narrazione che rischia di inchiodare il quartiere al suo passato criminale». 

Per questo il consigliere comunale chiede segnali immediati da parte dell’amministrazione. «Oggi la mia preoccupazione non è solo la mafia criminale, ma anche quel sistema politico malato fatto di compromessi, favori e posti di lavoro distribuiti in cambio di consenso, che per anni ha alimentato un clima di dipendenza e di rassegnazione. La mia visione della politica è l’esatto contrario: servono amministratori capaci di creare sviluppo vero, di sostenere chi vuole fare impresa e di dare opportunità concrete ai nostri giovani, perché chi conosce davvero il territorio sa che la maggior parte delle persone, se messa nelle condizioni giuste, sceglie il lavoro e la dignità, non certo la strada o lo spaccio di morte».

«Da anni chiediamo che piazza Don Innocenzo Bonomo venga restituita alla città. Esiste anche una delibera di Giunta, la 234 del 2024, che ne istituisce formalmente l'area pedonale. Ma nonostante le battaglie del sottoscritto quelle della delibera restano solo parole al vento. Piazza Bonomo non può essere un semplice parcheggio. Se non si vuole chiudere la strada al traffico, si abbia almeno il coraggio di trasformarla in una vera piazza, uno spazio di comunità e di riscatto». Il messaggio è netto. «Quella piazza – lo ribadisco con forza – è casa nostra, non di Cosa Nostra».

Infine Pellegrino torna su una richiesta avanzata più volte. «Aspettiamo ancora l’intitolazione di via Belfiore al Beato Rosario Livatino. Sarebbe un segnale forte per un quartiere che ha bisogno di simboli di legalità e di giustizia». «Catania – conclude – non può permettersi ambiguità. Le istituzioni hanno il dovere di dimostrare con atti e parole che questa città non appartiene alla mafia». L'immagine di Livatino, beato dal 2021, è presente in un grande murale proprio all'interno dell'oratorio San Giovanni Bosco di via della Salette: accanto l'effige della patrona della città Sant'Agata.