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La frana a Niscemi, una relazione del Genio civile del 2019 lanciava l'allarme. L'ennesimo tassello dell'emergenza sottovalutata

Sette anni fa una frana colpisce la sp 12. C'è da realizzare d'urgenza un bypass e si dà l'incarico di preparare una relazione geologica. Che aveva chiaramente anticipato quanto avvenuto a gennaio

14 Febbraio 2026, 06:00

17:35

La frana a Niscemi, una relazione del Genio civile del 2019 lanciava l'allarme. L'ennesimo tassello dell'emergenza sottovalutata

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Il 2019 per Niscemi è un anno pessimo per la viabilità. La strada provinciale 12 che collega il paese alla Statale Catania-Gela frana a gennaio e rimane chiusa per mesi. A novembre nella provinciale 10 si apre una voragine e anche quella viene interdetta. Riaprirà solo grazie all'intervento volontario e gratuito di due ditte locali. Rimane solo la sp 11, che porta verso Vittoria costringendo ad allungare di molto gli spostamenti. È lo stesso scenario che il paese nisseno vive oggi a seguito della grande frana che ne ha sconvolto la vita. Ma torniamo a sette anni fa: c'è bisogno di intervenire immediatamente e il governo regionale guidato da Nello Musumeci, sollecitato dal sindaco Massimiliano Conti, finanzia con 1,2 milioni di euro la realizzazione di un bypass stradale sulla sp 12. A luglio del 2020 l'opera è fatta. 

Per arrivare al bypass, il Genio civile di Caltanissetta - allora guidato da Duilio Alongi, l'ingegnere che pochi giorni fa Renato Schifani ha messo a capo «di tutti i soggetti attuatori e di tutte le strutture, regionali e non, che stanno lavorando per affrontare le conseguenze del ciclone Harry e della frana di Niscemi» - dà l'incarico di redigere una relazione geologica che oggi, alla luce di quanto successo, rappresenta l'ennesimo tassello che dimostra come molte cose erano note e messe nero su bianco. A firmarla, a luglio del 2019, è il geologo Gianfranco Perno. Il documento contiene «il rilevamento geologico e geomorfologico; lo studio geomorfologico; la caratterizzazione del sito nei riguardi dell’azione sismica; la definizione e valutazione delle caratteristiche geotecniche dei terreni di fondazione».

Il punto della frana sulla sp 12 nel 1998

E le conclusioni sono chiarissime: «Dal punto di vista geomorfologico il versante presenta ogni forma di criticità con evidenti segni riconducibili a fenomenologie legate a dissesti in atto dovuti al consistente ruscellamento superficiale e lineare che in alcuni tratti hanno minato la stabilità geomorfologica». Di conseguenza il bypass è «necessario», ma allo stesso tempo «si presenta con caratteristiche di fattibilità estremamente limitate nel tempo in un versante la cui evoluzione geomorfologica procede verso valori di rischio elevati e necessita della messa in sicurezza dell’intero versante». Viene sottolineata «la necessità che si avvii una fase di studio e monitoraggio dell’intero versante coinvolto».

Della relazione vengono messi a conoscenza il Genio civile di Caltanissetta e quindi il dipartimento tecnico regionale e il governo regionale di Musumeci, in particolare attraverso l'assessorato regionale alle Infrastrutture guidato in quel periodo da Marco Falcone.

La zona della frana sulla sp 12 nel 2010

Il geologo Perno descrive la situazione del versante ovest di Niscemi, «marcato da calanchi e profonde incisioni, prodotti dalla erosione delle acque superficiali non regimate che provengono dal pianoro e da sorgenti». Parla di «versanti interessati da dissesti localizzati che vanno dal crollo di blocchi di argille delle dimensioni del metro cubo, consolidati per essiccamento, a frane vere e proprie di varie dimensioni, che si muovono verso le incisioni medesime».

Tra le frane segnalate anche sulle mappe e sulle planimetrie allegate, si segnala «quella di grandi dimensioni, ubicata alla destra del torrente Benefizio, nella contrada omonima. Sono evidenti - si legge - gli effetti della rapida erosione in atto nelle incisioni a valle dell’abitato, che provocavano un rapido arretramento delle sponde». Viene descritta anche un'altra frana a valle del cimitero di Niscemi, «sul pendio a ovest dell’abitato, nell’area di una vecchia cava dove è in corso un processo di arretramento della parete sub – verticale arenacea».

Il torrente Benefizio scorre a valle della collina su cui sorge Niscemi e dentro, trent'anni fa come oggi, ci finiscono le acque bianche e nere di metà paese. La mancata regimentazione di questo corso fu individuata come una delle concause della grande frana del 1997. E gli interventi pensati già 29 anni fa prevedevano di metterlo in sicurezza. Ma i lavori - finanziati con 9 milioni di euro - furono appaltati nel 2009, poi seguì un ricorso giudiziario della durata di dieci anni, e nessuno diede seguito al progetto. Almeno fino al 2023, quando la protezione civile regionale ha ripreso in mano la sistemazione del torrente, prevedendo interventi per 14,5 milioni di euro. Ma nessuna opera è stata realizzata. 

La frana del 2019 sulla sp 12

Nel 2019 nella sua relazione geologica, Perno già prevede che «lo stato generale del territorio è facilmente aggredibile dalle acque superficiali ed il processo erosivo è molto rapido. Le incisioni rendono cinematicamente possibili scivolamenti profondi nelle argille; si verificano, dapprima, eventi localizzati che, se le condizioni morfologiche e geotecniche lo consentono, favoriscono il formarsi di frane di dimensioni sempre maggiori, dal carattere regressivo».

La relazione viene rafforzata da una sequenza fotografica che mostra l'evolversi della frana che ha interessato la sp12 dal 1998 al 2019. «Dal riscontro delle foto - è l'allarme rimasto lettera morta - è del tutto evidente il carattere regressivo del fenomeno cui va dato immediato riscontro in termini di studi, indagini e soluzioni progettuali a più ampia scala. Il fenomeno è attivo, oggi interessa la carreggiata stradale e, in mancanza di immediati interventi di sistemazione e/o mitigazione, non può essere esclusa una ulteriore evoluzione con coinvolgimento delle aree a monte della strada provinciale».

Uno stato delle cose evidentemente noto, tanto da portare l'assessore Falcone, nel giorno dell'inaugurazione del bypass a luglio del 2020, a dire che al di là dell'intervento tampone, «si lavorerà a un progetto di consolidamento del versante». Un impegno rimasto lettera morta.