la polemica
Libertà di insegnamento sotto assedio: mobilitazione nazionale contro la militarizzazione e la censura nelle scuole
Docenti denunciano un'ondata repressiva — ispezioni, annullamenti e circolari che comprimono l'autonomia — e presentano "Appunti resistenti" per difendere diritti e lezioni libere
A Catania, come in tutta Italia, è in corso fino a sabato la “Settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento” sul tema “Dalla crisi internazionale dei diritti alle piazze”. L’iniziativa è promossa dall’ “Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università” insieme a “Docenti per Gaza”. Un’iniziativa di cui si è discusso nel circolo Olga Benario dove i tanti docenti intervenuti hanno denunciato l’ondata repressiva che sta investendo la scuola italiana: ispezioni e provvedimenti disciplinari anche solo per aver permesso agli studenti di ascoltare Francesca Albanese sulla situazione in Palestina; annullamento d’autorità di conferenze di storici non allineati alla narrazione governativa sulle foibe, come accaduto nei giorni scorsi a Paternò; circolari ministeriali che limitano pesantemente la libertà d’insegnamento, mentre i giovani del partito della Meloni promuovono un questionario per segnalare, e accusare, i docenti considerati di sinistra.
Luca Gangemi denuncia che la repressione è praticata su tre livelli: istituzionale, sociale e culturale. C’è la repressione governativa che agisce attraverso il ministero dell’Istruzione, gli uffici scolastici e i dirigenti scolastici che minacciano provvedimenti disciplinari, impediscono attività e creano un clima di paura in cui i docenti non si sentono liberi di esprimere le proprie opinioni. C’è il livello sociale in cui movimenti, gruppi, giornali e partiti della destra si scagliano contro la scuola democratica lanciando anche una schedatura dei docenti di sinistra. E c’è il clima internazionale proteso verso una prospettiva di guerra che passa anche attraverso la riattivazione della leva e la militarizzazione delle scuole con l’obiettivo di trasmettere ai giovani l’idea che la guerra è normale. “Il ministro Valditara - denunciano - intende costruire una scuola adatta alla guerra. Una scuola in cui l’anticomunismo, e non l’antifascismo come recita la nostra Costituzione, è eletto a religione civile del Paese”. E segnalano che nei programmi del primo ciclo è previsto che passino i concetti secondo cui solo l’Occidente ha storia e vera libertà.
La settimana di mobilitazione serve anche a dare strumenti di conoscenza agli insegnanti in difesa dei propri diritti e delle proprie prerogative. In questa prospettiva l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e Docenti per Gaza hanno realizzato l’opuscolo “Appunti resistenti per la libertà di insegnamento”, una sorta di vademecum che ha il valore di una guida formativa e di uno strumento politico. Inoltre sono stati realizzati tanti piccoli video su argomenti relativi alla crisi del diritto internazionale, “pillole” che possono servire da spunto per costruire liberamente la lezione che ognuno riterrà più adatta al proprio contesto scolastico. Anche questo è un modo di difendere i propri diritti, a partire dalla libertà di insegnamento, che è una norma di rango costituzionale che, in quanto tale, prevale sulla circolare Valditara che - come denuncia Pina Palella, presidente provinciale Anpi - impone il contraddittorio anche dove non ha alcun motivo di essere, come gli argomenti didattici. E Nino De Cristofaro ricorda che i docenti non sono suscettibili di licenziamento se fanno valere il proprio diritto alla libertà di insegnamento e se si oppongono al tentativo di limitare l’autonomia scolastica. In caso di procedimenti disciplinari i magistrati fanno valere la legge, almeno finora. In questo contesto è importante ripristinare la legalità delle procedure. Per esempio il Testo unico della scuola del 1994 prevede che tutte le iniziative che coinvolgono persone esterne alla scuola devono essere decise e approvate dal Consiglio d’Istituto. Questo vuol dire che i dirigenti scolastici non hanno il potere di imporre né di impedire incontri, come è accaduto a Paternò dove è stato annullato il confronto sulle foibe con lo storico Eric Gobetti.
Appunti resistenti, video e materiale vario possono essere scaricati da http://osservatoriomilscuola.com/settimana-di-mobilitazione-per-la-liberta-dinsegnamento. Per segnalazioni si può usare la email osservatoriomil@gmail.com. A fine settimana, poi, è previsto un presidio pubblico. In programma anche un’assemblea cittadina.