il bilancio
L'Ottava di Sant'Agata, Scionti e Consoli strigliano il cordone: «Non è carnevale, basta dire che i carusi s'anu addivettiri»
Il parroco della Cattedrale e il maestro del fercolo sottolineano gli aspetti positivi ma non si sottraggono rispetto alle cose che non sono andate bene, a cominciare dai «tempi disastrosi»
Oggi l'ottava di Sant'Agata, il giorno che chiude ufficialmente i festeggiamenti agatini in città. E come ogni anno a fare il punto sulla festa sono stati monsignor Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale, e Claudio Consoli, maestro del fercolo. Da entrambi arriva un messaggio inequivocabile: c'è bisogno di ritrovare il decoro, soprattutto dentro al cordone.
«Non è carnevale», ha detto Scionti parlando con i giornalisti, in riferimento alle tante persone «che hanno vissuto un momento di altissima spiritualità e che un attimo dopo sono diventate altro. Dobbiamo smettere di dire che "i carusi s'anu addivettiri". Ci sono tanti aspetti che riguardano anche le candelore e la goliardia che non vanno. È carnevale o è Sant'Agata?», ha sferzato Scionti. Un discorso che si intreccia naturalmente con quanto di bello la festa offre. A partire dall'incontro di Sant'Agata con gli studenti, momenti lodato da Scionti.
Sullo stesso tono Consoli, che parla di una festa «andata benissimo sotto il profilo della sicurezza. Disastrosamente per i tempi». Consoli porta l'esempio delle cinque ore per percorrere la via Umberto, dovute a chi «nel cordone pensava ad altro. Cera chi fumava la sigaretta elettronica, chi teneva per mano la fidanzata, chi era senza sacco». E soprattutto in pochissimi «a invocare Sant'Agata».
LA SANTA MESSA DEL POMERIGGIO
Messaggio mandato in previsione anche del prossimo anno che si auspica con un ritrovato senso di spiritualità. Ma trasmetterla dipende anche dai buoni esempi: «Ogni anno vedo sempre meno persone grandi che seguono dall'inizio alla fine. E io non posso scendere e rimproverare a ogni passo, l'ho fatto anche troppe volte in questi giorni».
