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le celebrazioni patronali

Questa sera Sant'Agata saluta i suoi "devoti": arrivederci ad agosto

Ultimi appuntamenti di una festa che affonda le proprie radici nei secoli passati: momenti di storia e curiosità

12 Febbraio 2026, 00:02

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L’ottava della Festa di Sant’Agata chiude ufficialmente i festeggiamenti di febbraio in onore della Patrona, ma quest’anno gli eventi sono legati da un filo rosso ai festeggiamenti di agosto, in occasione del 900° anniversario del rientro in patria delle reliquie agatine.
Con il professor Salvatore Maria Calogero è stato possibile ricostruire l’evoluzione storica delle celebrazioni agatine, sia di febbraio che di agosto, spiegando come il culto della Santa si sia progressivamente istituzionalizzato nella vita cittadina di Catania e come alcuni momenti della festa abbiano subito trasformazioni nel corso dei secoli.
Il professor Calogero spiega: «Secondo il vescovo Maurizio, un possibile punto di partenza della festa può essere individuato nel 1126, anno della traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania. Un altro momento di ufficializzazione della festa coincide con la realizzazione del busto reliquiario in argento smaltato. I primi documenti che attestano il giro delle reliquie a Catania risalgono al 1400, mentre quello ufficiale, che descrive il giro attorno alla città, è contenuto nel cerimoniale di Alvaro Paternò del 1522».

«Altri documenti rilevanti - prosegue lo studioso - sono la cosiddetta cronaca del notaio Antonio Merlino, che descrive il vecchio fercolo di Sant’Agata «di lignami», decorato «alla moderna», sostituito nel 1519 con quello realizzato da Vincenzo Archifel».
Il professor Calogero evidenzia anche come l’inizio della tre giorni in onore di Sant’Agata risalga al Cinquecento: «Alvaro Paternò racconta l’Offerta della Cera e precisa che i cosiddetti “gigli” o “cerei”, trasportati a spalla dalla chiesa di Sant’Agata la Vetere alla Cattedrale, venivano commissionati dalle 56 corporazioni agli artigiani locali».
Lo storico Pietro Carrera, a metà Seicento, descrive come i “cerei” venissero portati dalla Porta Iaci alla Cattedrale e, fino al 1750, dopo ogni festa, venissero distrutti. Dal 1750 in poi le candelore continuarono a essere utilizzate negli anni successivi, segnando la nascita della festa barocca. Curiosità riguardano i primi giorni di febbraio: nei cerimoniali del Settecento, infatti, si parla della Carrozza del Senato il 3 febbraio e della corsa dei cavalli il primo e il 2 febbraio, prima dal Castello Ursino alla Porta di Carlo V, poi, dopo il 1693, lungo l’attuale via Vittorio Emanuele.
Il giro interno del fercolo, per consentire alle monache di clausura di vedere la processione, venne programmato e realizzato per la prima volta nell’agosto 1769, a cento anni dalla devastante eruzione, e ufficializzato il 5 febbraio 1846: partendo dal Duomo, passava per via Garibaldi, via SS.ma Trinità, via Vittorio Emanuele, piazza S. Francesco, via dei Crociferi, discesa di via S. Giuliano, via Manzoni, piazza Stesicoro, via Etnea, Monastero di S. Placido e ritorno al Duomo. Questo percorso venne modificato più volte e fra tali modifiche fu inserito anche il prolungamento fino al Borgo negli anni Trenta del Novecento. Poi, in seguito, il ritorno al percorso tradizionale per ragioni organizzative.
La storia delle celebrazioni agatine mostra quindi come la devozione e la cultura civica si siano intrecciate nei secoli, con momenti rituali e artistici che hanno rafforzato il legame tra Sant’Agata e la città, creando un patrimonio condiviso che unisce fede, storia e, non ultimo, identità culturale.