opere incompiute
Lo scheletro in cemento è una ferita mai rimarginata
A Calatabiano una megastruttura tra rovi e degrado, tra la richiesta di demolizione per riqualificare l'area e l'idea del sindaco di trasformarlo con un concorso d'idee
Una ferita mai rimarginata nel cuore del centro abitato di Calatabiano. Da quasi 40 anni, nell’area del vecchio campo sportivo comunale (lato tribune), sorge tra rovi ed erbacce e degrado, lo scheletro di una megastruttura in cemento armato, lunga oltre 100 metri, che cade a pezzi.
Un’opera incompiuta, come ce ne sono altre visibili sul territorio comunale (serbatoi idrici, impianto sportivo nella frazione) che nelle intenzioni degli amministratori degli Anni Ottanta sarebbe dovuta diventare la villa comunale, punto d’incontro delle famiglie e di aggregazione per i ragazzi, per via di un teatro all’aperto, laboratori e bambinopoli, servizi di ristoro e servizi igienici, da tempo vandalizzati.
Un progetto considerato futuristico per il tempo - se si tralascia il cemento usato e il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche - mai ultimato e costato quasi 650 milioni delle vecchie lire, rispetto ai 450 milioni preventivati, per via degli immancabili contenziosi sorti attorno all’opera. Un simbolo di degrado sociale e ambientale, e dell’incapacità di una classe politica che si è rivelata miope nel programmare un corretto sviluppo socio-economico della cittadina, alimentando per diverse generazioni solo disagio e abbandono.
Una ferita aperta nel tessuto urbano che in tanti vorrebbero venisse cancellata. A riaccendere i riflettori sull’ecomostro di Calatabiano, chiedendo l’abbattimento e la riqualificazione della vicina area degli ex campetti polivalenti (già campo sportivo, una porzione della quale vede la costruzione di un nuovo asilo nido comunale), da destinare a parcheggio per auto e terminal bus, una mozione presentata e votata lo scorso settembre dai due consiglieri di Fratelli d’Italia e dal gruppo “Riscattiamo Calatabiano”.
Una proposta, quella della demolizione, che non trova favorevole tuttavia il sindaco Antonio Petralia, che si dice oggi convinto della sua potenziale riutilità.
«È mia intenzione avviare un concorso di idee per trasformare quella struttura in un’opera artistica, ne ho accennato al mio primo incontro anche al maestro Antonio Presti».
Bisognerà adesso capire quali costi (e i tempi necessari), viste le attuali condizioni della struttura, comporterebbe un suo eventuale recupero.
Salvatore Zappulla