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Alimentari alle stelle

Quanto costa fare la spesa a Catania? Molto meno, se vai al mercatino giusto: ecco la mappa

I prodotti alimentari sono aumentati del 25% (dato Istat). Da Monte Po a Barriera, dove il paniere è ancora "umano". Frutta, verdura, salumerie e pescherie ambulanti che fanno bene al portafoglio

Carmen Greco

15 Gennaio 2026, 18:31

Quanto costa fare la spesa a Catania? Molto meno, se vai al mercatino giusto: ecco la mappa

Il mercato rionale di Barriera

In un tempo dominato dalla promessa del “tutto subito”, quando il prezzo della vita quotidiana sale più in fretta dei salari e un carrello digitale sembra più reale del banco di un fruttivendolo, qualcosa nel ritmo della città invita a rallentare. È una resistenza silenziosa, fatta di cassette di legno, di bilance (anche ) approssimative, di vuciàte. Forse è la lunga scia lasciata dalla pandemia, forse il bisogno di tornare a toccare ciò che si compra. Fatto sta che i mercati rionali – quelli di quartiere, settimanali, popolari, i cosiddetti mercatini "pianta e spianta" – tornano al centro della vita quotidiana e si confermano non solo luoghi di acquisto, ma presìdi di umanità, soprattutto in un momento storico in cui, a Catania come altrove, i mercati storici (vedi Pescheria e Fiera, più la prima che la seconda) hanno perso, via via, la loro identità per trasformarsi in "mangifici" per turisti.

Per chi, invece, vive la città tutti i giorni e fa i contri con l’inflazione che erode il potere d’acquisto segnando un +25% di aumento per i prezzi degli alimentari, i mercatini possono rappresentare un'àncora di salvezza per gli stipendi, anche i più modesti. 

Se la grande distribuzione organizzata espone scaffali sempre pieni, illuminati a ogni ora del giorno e della notte, il paradosso è evidente: la spesa costa di più, anche quando è disponibile h24. I supermercati aperti sempre, simbolo della comodità estrema, incarnano una spesa impersonale, rapida, spesso solitaria. Un gesto automatico, guidato dal codice a barre più che dalla scelta. E intanto il dibattito politico e sociale si accende: ha senso tenere aperta la GDO la domenica? È davvero progresso o solo consumo senza tempo?

I mercatini rionali raccontano un’altra economia. Qui la spesa costa meno. C'è da dire non sempre, non per tutto e nemmeno le "bancarelle" sono esenti dagli aumenti, ma il paniere che conta davvero, frutta, verdura, formaggi, pesce, costano indubbiamente di meno, basta fare un giro fra i mercatini di quartiere catanesi. Lo smercio è continuo, la merce non resta sugli scaffali per giorni. Il prezzo si abbassa perché il ciclo è breve e "umano". E perché, spesso, ci si conosce.

Chi frequenta i mercati di quartiere sa che non sono "reliquie" di un’epoca nostalgica frequentati solo da "signuruzze" con il carrello. Sono infrastrutture di vita. Ancore sociali. Lo dimostrano i mercati contadini, come quelli di Campagna Amica o di Slow Food, ma anche – e soprattutto – la rete i mercati rionali cittadini, dove ogni settimana si ritrova una comunità che non ha bisogno di badge o carte fedeltà. Qui la fedeltà è una relazione: “Pippu avi a frutta bbona”, “Signor Salvo mi mette di lato un chilu di masculini?", “A quantu sù i broccoli? Quantu?".

In tempi di prezzi alti e di stipendi che non crescono con l'inflazione, la differenza pesa. Pesa sul portafoglio e sul modo di vivere il quartiere. Dove c'è il mercatino, arriva movimento, anche se spesso corrisponde al caos sul piano del traffico. Per evitarlo basta avere in mente la mappa settimanale dei dei mercatini per decidere di tuffarsi o no in un microcosmo cittadino che riaccende piazze dimenticate, ridà centralità a quartieri spesso esclusi dai grandi flussi commerciali. È economia di prossimità allo stato puro, qualcuno la chiama "economia della Lapa": il denaro resta sul territorio, sostiene i venditori ambulanti, i produttori locali. È una filiera corta non solo in termini geografici, ma umani.