DIFESA
Trapani-Birgi, nascita di un “gemello” di Luke AFB: l’Italia apre il primo centro internazionale F‑35 fuori dagli USA
Un investimento da 112,6 milioni di euro accende i motori del Lightning Training Center: la città siciliana diventa la terza base italiana degli F‑35 e un hub di addestramento per la NATO
Una sala scura, cupola emisferica, visori accesi: dal nulla appaiono un corridoio di nuvole, un rifornitore in prua, contatti ostili a distanza, guerra elettronica che pulsa nei caschi. È un volo? No, è un addestramento in un simulatore “full mission” di ultima generazione. Scene come questa, finora tipiche di Luke Air Force Base in Arizona, diventeranno routine anche a Trapani‑Birgi, dove il Ministero della Difesa ha appena autorizzato uno stanziamento di 112,6 milioni di euro per il nuovo Lightning Training Center (LTC), il cuore del primo centro d’addestramento internazionale del programma JSF al di fuori degli Stati Uniti.
Che cosa è stato deciso
La “luce verde” arriva tramite una Determinazione a Contrarre della Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità (DAAA): fondi su cinque anni per avviare la prima fase del progetto a Birgi. Con questa mossa, Trapani diventa la terza base operativa degli F‑35 in Italia, accanto ad Amendola (32° Stormo) e Ghedi (6° Stormo), e consolida il ruolo dell’Italia nel programma. L’obiettivo non è solo ospitare i velivoli: si costruisce un ecosistema che includerà un Gruppo Volo operativo nazionale, un Gruppo Volo internazionale addestrativo e, soprattutto, l’LTC con infrastrutture e capacità di simulazione di livello alleato.
La prima fase: mattoni, reti e simulazione ad alta fedeltà
Il pacchetto di 112,6 milioni di euro finanzia quattro pilastri infrastrutturali e tecnologici:
- l’edificio per il ground training;
- una Special Access Program Facility (SAPF), ambiente a standard di sicurezza elevatissimi per gestire informazioni classificate del programma;
- due Full Mission Simulator (FMS) per l’addestramento avanzato, con predisposizione alla connessione distribuita;
- la predisposizione per futuri Pilot Training Device (PTD).
La SAPF è una struttura “a prova di compromissione” formalmente accreditata per custodire e trattare dati e apparati di programmi a accesso speciale: senza un ambiente di questo tipo, le componenti più sensibili della formazione sul JSF non potrebbero svolgersi in Italia. Gli FMS, invece, riproducono cockpit, sensori e scenari a 360 gradi con fedeltà tale da spostare una quota significativa delle ore di addestramento dal cielo al simulatore, riducendo costi e usura dei velivoli: nei profili iniziali, fino a circa il 50% delle missioni di qualifica può essere svolto “a terra” con la stessa complessità tattica.
Chi fa cosa: Leonardo e Lockheed Martin
L’affidamento è a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese guidato da Leonardo e Lockheed Martin. Una scelta quasi obbligata: Lockheed Martin è il fornitore unico dei simulatori F‑35 e dell’architettura addestrativa globale; Leonardo è l’industria nazionale abilitata a trattare, integrare e custodire dati e componenti classificati del programma, oltre a gestire in Italia la filiera dell’F‑35 con il FACO di Cameri (Novara), unico impianto d’assemblaggio europeo e centro regionale MRO&U per le cellule del JSF.
Tempi e traguardi: una road map serrata
Il cronoprogramma è netto: “prima capacità addestrativa” a dicembre 2028 e completamento dell’LTC entro il 1° luglio 2029. La curva della spesa si impenna negli ultimi due anni, quando saranno impegnati oltre 87 milioni di euro per impianti, sistemi e certificazioni. La Difesa lo considera un progetto “critico”: ritardi metterebbero a rischio la posizione dell’Italia nel programma F‑35 e il posizionamento come hub addestrativo europeo.
Perché Trapani è strategica (e perché adesso)
Con Amendola in Puglia – prima base europea ad impiegare congiuntamente F‑35A e F‑35B – e Ghedi in Lombardia – divenuta nel 2025 main operating base del 6° Stormo sul F‑35A – Trapani aggiunge una tessera fondamentale nel mosaico operativo dell’Aeronautica Militare. Birgi è casa del 37° Stormo e presidia un quadrante a cavallo tra Tirreno e Canale di Sicilia, con rapide proiezioni verso lo scenario mediterraneo allargato. Il salto alla quinta generazione qui non è solo simbolico: consente di cucire addestramento e operazioni su una base già esperta di difesa aerea e proiezione rapida.
A Ghedi, il 154° Gruppo “Diavoli Rossi” ha completato nel luglio 2025 la transizione dal Tornado all’F‑35A; contestualmente il 6° Stormo ha assunto compiti nazionali di difesa aerea con piattaforme di quinta generazione. Amendola, invece, ha riattivato il 101° Gruppo sugli F‑35B e da anni lavora in sinergia con la Marina Militare per le capacità STOVL, oltre ad aver maturato impiego operativo e missioni di Air Policing NATO. Il nuovo ruolo di Trapani si inserisce in questa architettura, fornendo la gamba addestrativa internazionale che mancava.
“Primo centro internazionale fuori dagli USA”: cosa significa davvero
L’annuncio che Birgi ospiterà la “gemella” di Luke AFB è stato confermato nel settembre 2025 – dal presidente della Commissione Difesa, Nino Minardo, e ripreso da testate specializzate – come “primo centro internazionale d’addestramento F‑35 al di fuori degli Stati Uniti”. La precisazione conta: altri Paesi addestrano i propri equipaggi “in casa” su linee F‑35, ma l’unico hub internazionale, aperto a un bacino multilaterale e concepito per più nazioni in simultanea, è stato finora negli USA. Con Trapani, l’Europa avrà un polo omologo, integrabile con la rete di simulatori e di Distributed Mission Training del programma.
Il confronto con Ebbing Air National Guard Base (Arkansas) è utile per inquadrare il quadro globale: Ebbing è il centro FMS statunitense per i partner esteri e sta ampliando la propria capacità fino a 36 F‑35. Il fatto che Washington investa su Ebbing e che l’Italia sviluppi Birgi non è una duplicazione, ma un rafforzamento complementare della pipeline addestrativa del programma su due sponde dell’Atlantico.
L’infrastruttura che fa la differenza
Per addestrare piloti e tecnici alla gestione di tattiche, sistemi d’arma, mission data e pacchetti di software classificati servono ambienti con requisiti di sicurezza fuori standard. Una Special Access Program Facility è esattamente questo: un perimetro fisico accreditato per generare, consultare e custodire informazioni dei programmi a accesso speciale. In concreto, significa regole di compartimentazione, controlli, architetture IT “air‑gapped” e procedure che rispecchiano gli standard del DoD e del JPO per l’F‑35. Senza SAPF non c’è addestramento “vero” sulla quinta generazione.
Simulatori Full Mission e PTD: dal singolo al “large force”
L’F‑35 Full Mission Simulator riproduce l’intero ecosistema di volo e combattimento: cockpit, sensori, fusione dati, minacce dinamiche, guerra elettronica, armi. La tendenza del programma è spingere verso mission rehearsal complessi, collegando tra loro FMS e dispositivi a minore ingombro (come gli MMRT/PTD) nella stessa base o tra basi diverse, per addestrare pacchetti di 8‑ship o di task force connesse su rete. È il paradigma del Distributed Mission Training: addestrarsi “insieme” senza essere nello stesso cielo. Trapani nasce aderente a questa filosofia, predisponendo già gli spazi per l’espansione futura dei PTD.
L’Italia, un “sistema” addestrativo che si completa
Negli ultimi anni l’Italia ha costruito un continuum formativo unico: a Decimomannu (Cagliari) l’International Flight Training School (IFTS) – partnership Aeronautica Militare–Leonardo–CAE – eroga la fase avanzata su M‑346/T‑346A, con 22 velivoli, 7 simulatori e capacità di oltre 80 piloti l’anno, sempre più internazionali. Nel 2025 l’US Air Force ha avviato proprio lì il primo corso della sua storia fuori dagli USA per dieci allievi, un segnale preciso sulla qualità del modello italiano. Con Trapani, questo “tronco” addestrativo potrà sboccare su una scuola F‑35 in Europa, riducendo tempi, costi e trasferte intercontinentali.
Cameri, il valore industriale
Il FACO di Cameri – gestito da Leonardo con Lockheed Martin – è l’unico impianto europeo di assemblaggio dell’F‑35 e centro MRO&U regionale per le cellule. Produce anche ali complete per la flotta globale e ha la capacità, autorizzata dagli USA, di costruire velivoli per clienti europei. Questa base industriale rende l’Italia non solo utilizzatore, ma fornitore di capacità e servizi nel programma: Trapani si appoggerà a questa dorsale tecnologica e logistica.
Impatti attesi su territorio, alleanze, sicurezza
Un centro d’addestramento di questo tipo significa lavori infrastrutturali, servizi, indotto tecnologico e civile. Le stime circolate negli ultimi mesi parlano di decine (fino a un centinaio) di addetti specializzati in arrivo tra istruttori, tecnici, personale di supporto, oltre alle squadre impegnate in costruzioni e sistemi. L’LTC richiederà appalti e subforniture per edifici, IT sicuri, reti, manutenzione e simulatori, con ricadute per imprese locali e nazionali. È verosimile prevedere anche una domanda residenziale aggiuntiva, dato che gran parte del personale alloggerà fuori dalla base, come già accade in contesti analoghi.
Interoperabilità NATO e “capitale umano” condiviso
Standardizzare l’addestramento su F‑35 in Europa – connesso ai network USA – significa formare piloti che “parlano” la stessa lingua tattica: TTP, gestione del sensor fusion, uso delle mission data files, cooperazione con 4ª e 5ª generazione. In pratica, un pilota addestrato a Trapani potrà inserirsi senza frizioni in missioni composite con colleghi formati a Luke AFB o presso altri reparti USA. Questo patrimonio di interoperabilità è un moltiplicatore di efficacia per la NATO.
Ambiente e costi: perché la simulazione pesa
La scelta di puntare sulla simulazione non è solo tecnologica, ma anche economica ed ecologica. Il programma F‑35 riporta una disponibilità >90% dei simulatori e un progressivo spostamento di ore “dal cielo alla cupola”, con abbattimento dei costi per ore/volo reale, riduzione di emissioni e usura, e sicurezza totale durante gli addestramenti più rischiosi. Per una base come Trapani, l’adozione piena di questa filosofia è la chiave per sostenere alti volumi addestrativi senza impattare in modo significativo su traffico aereo civile o sull’ambiente.