Il caso rimborsi
Scelgono il silenzio i tre dirigenti dell'università di Messina indagati con Cuzzocrea
Rimborsi gonfiati e affidamenti sospetti: tre amministrativi della facoltà di ChibioFarAm si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere. Si tratta di due segretari amministrativi della facoltà di ChibioFarAm dell'università di Messina, Leonarda Urzì (fino al 2022), di Antonino Zagami (dal 2022 al 2023) e del direttore del dipartimento, Sebastiano Campagna (dal 2019 al 2023). Nei giorni scorsi hanno ricevuto l'invito a comparire e la contestuale informazione di garanzia.
Sono tutti e tre indagati nelle due inchieste sui rimborsi gonfiati dell'ex rettore, Salvatore Cuzzocrea, e sugli affidamenti diretti a ditte che avrebbero poi svolto lavori presso il suo maneggio. Sono le due inchieste per le quali Cuzzocrea lo scorso novembre ha subito due sequestri complessivamente di 2.400.000 euro circa. I tre nuovi indagati sono accusati, in concorso con l'ex rettore, di diverse ipotesi di peculato e falso. Gli interrogatori erano disposti per ieri pomeriggio dalle 15 e nessuno di loro ha risposto alle domande delle pm, Roberta La Speme e Liliana Todaro.
La procura di Messina contesta loro di avere emesso «determine a contrarre tramite affidamento diretto in mancanza dei prescritti controlli e dei presupposti richiesti dai suddetti al fine di agevolare Cuzzocrea il quale si appropriava di beni e servizi relativi agli affidamenti destinandoli alla Divaga Srl», di cui detiene l'80 per cento. Quest’ultima è la parte relativa al secondo filone d'inchiesta sugli affidamenti diretti a ditte che poi avrebbero fornito, secondo quanto ricostruito dall’accusa, beni e servizi che sono stati destinati al maneggio di Via Grande, sull'Etna.
Ma i tre sono indagati anche per la vicenda dei rimborsi, ovvero perché, «violando le disposizioni del regolamento di amministrazione finanza e contabilità dell'università vistavano ed emettevano i mandati di pagamento omettendo qualunque forma di controllo». Il tutto «al fine di agevolare Cuzzocrea, il quale nella qualità di responsabile scientifico dei progetti di ricerca», presentava «fatture materialmente falsificate, chiedendo più volte il rimborso». Si tratta in tutto di 18 progetti di ricerca, di questi, tre sono stati finanziati dal ministero dell'Università e della ricerca, uno dal ministero dello Sviluppo economico e uno anche dalla Regione siciliana. Gli altri sono stati finanziati da enti privati.
Per giovedì 8 gennaio è attesa, invece, l’udienza al Tribunale del riesame, al quale si è appellata la procura dopo la decisione del gip, Eugenio Fiorentino, che ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari per l'ex rettore.