L'inchiesta
Traffico di rifiuti tra Niscemi, Gela, Catania e Licata: Una discarica diventata bomba ecologica: 47 indagati
Il gip del tribunale di Caltanissetta firma 20 misure, rigettate le richieste per gli altri
Venti misure tra arresti, obbligo di dimora, divieto di dimora e divieto di esercitare l’attività imprenditoriale e 27 denunciati a piede libero. È questo l’esito del blitz condotto dalla Guardia di Finanza sull’asse Niscemi-Gela-Licata e Catania. Il quadrilatero del malaffare in tema di rifiuti. Un sistema ben oleato con Gaetano Barone di Niscemi che dagli arresti domiciliari (per altra causa) continuava a fare affari nella sua società Leg. Fer. in cui depositavano rifiuti non solo dalla provincia di Caltanissetta ma anche dai centri abitati vicini. Una discarica diventata una bomba ecologica nel tempo secondo i militari della Guardia di Finanza che per mesi hanno vigilato sull'area attraverso delle telecamere.
Oltre a Barone finito in cella, agli arresti domiciliari è finito Nunzio Alferi, di Gela, già condannato per associazione mafiosa e reati attinenti il sistema dei rifiuti. Le altre misure hanno riguardato l’obbligo di dimora a Gela per Giuseppe Alferi e Domenico Scerra, il divieto di dimora a Niscemi per Gaetano Arcerito, Antonino Barone, Pasquale Barone, Ignazio Cona, Giuseppe Lombardo e Salvatore Fabio Salerno. Divieto di dimora in provincia di Caltanissetta per Andrea Argetta, Carmelo Kevin Licata, Emanuele Terranova e Giuseppe Andrea Terranova. Obbligo di presentazione a Mazzarino per Luigi Canito e Rosario Saro Mannella. Si deve presentare a Gela, invece, Giuseppe Di Caro mentre è giunta l’interdittiva imprenditoriale per Gregory e Salvatore Di Grazia di Catania e Francesco Scicolone di Gela.
Per tutti gli indagati, in totale 47, la procura distrettuale di Caltanissetta aveva chiesto le misure cautelari. Il gip dopo gli interrogatori di garanzia invece ha firmato l’ordinanza di 50 pagine rigettando la maggior parte delle richieste dell’accusa. I reati vanno da associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti all’estorsione (reato contestato a Barone). Secondo l’indagine dei finanzieri in un terreno di Barone venivano depositati rifiuti di ogni genere anche se l’area non aveva più l’autorizzazione ambientale. Un sistema che è andato avanti per anni.