L'APPUNTAMENTO
Taormina, il primo tuffo dell’anno tra onde e tornanti: la 47ª “Tuffo a mare e corsa” accende il Capodanno
Un rito di coraggio e memoria: dal tuffo in baia alla salita verso la città, una comunità che corre insieme per ricordare Chico Scimone e inaugurare il nuovo anno
La scena ha un suono preciso: lo sciabordio dell’acqua che si richiude alle spalle dei primi impavidi, il coro di incitamenti dalla riva, poi il respiro che cambia ritmo quando si esce dal mare e la strada comincia a salire. Alle 10 del mattino di 01 gennaio 2026, con il cielo capriccioso e un vento non proprio amico, Taormina ha riaperto il suo anno con la 47ª edizione del “Tuffo a mare e corsa”: un passaggio di testimone tra tradizione, sport popolare e memoria civile che ha radunato circa 100 partecipanti da tutta la Sicilia, sotto l’organizzazione del Marathon Club Taormina, in sinergia con il Comune, la Pro Loco e l’associazione Terra e Turismo. Prima dello start, il gesto che dà senso a tutto: il tuffo in mare dedicato a Chico Scimone, l’eclettico atleta e animatore culturale che nel secolo scorso ha trasformato un’idea estemporanea in un rito collettivo di inizio anno. La giornata, nonostante il maltempo, ha consegnato nomi e storie: tra i presenti i taorminesi Grazia Migliore e Salvatore Ferrara; i successi di giornata portano invece la firma di Salvatore Amasi tra gli uomini e di Nadiya Sukharina tra le donne, con premi speciali per William Barbera (Trofeo “Melo La Torre”), l’“atleta storico” Carmelo Gallodoro e un riconoscimento alla memoria di Roberto Baratta. A suggellare il senso dell’evento, le parole dell’assessore allo Sport Mario Quattrocchi, che ha parlato di “legame tra sport, memoria e comunità”.
Un rito che riparte dall’acqua: il tuffo per Chico
Il cuore simbolico della manifestazione è il tuffo in mare a Villagonia, la baia che guarda la ferrovia e che, nel linguaggio di chi la vive, è la porta di Taormina rivolta allo Ionio. Qui, ogni Capodanno, si rinnova la dedica a Chico Scimone: personaggio fuori categoria, musicista, imprenditore della notte, marciatore e ultrà della creatività sportiva, scomparso nel 2005. La storia del rito — raccontano le cronache locali — nasce da un’idea messa in scena nella notte di San Silvestro del 1973: Scimone, ancora in smoking dopo aver suonato al suo storico locale “La Giara”, si tuffò all’alba nelle acque fredde, per poi risalire di corsa verso il centro. Un gesto goliardico, certo, ma già carico di quella tensione tra sfida fisica e teatro urbano che oggi fa del “Tuffo a mare e corsa” un evento identitario: la città come pista, il mare come starter, la salita come metronomo del respiro.
Sulla riva, anche quest’anno, i fiori lanciati in acqua hanno aggiunto una nota di memoria che è parte integrante dell’esperienza. E il tuffo è stato soprattutto un saluto collettivo, inclusivo, non competitivo, che precede e prepara la seconda scena: la corsa.
Il tracciato che fa “sentire” Taormina
Dalla riva allo strappo: pochi percorsi raccontano la geografia emotiva di una città come quello della “Tuffo a mare e corsa”. Il raduno a Villagonia, il passaggio costiero verso Capotaormina, Isola Bella, Mazzarò e Spisone, quindi la svolta decisa verso l’interno: la salita di via Garipoli, il tratto che porta in prossimità di Porta Messina e poi l’ingresso nel Corso Umberto, il salotto all’aperto dove i passi dei runner si mischiano a quelli di residenti e visitatori. Un palcoscenico naturale, che alterna cartoline marine e pietra lavica, ponti e curve, e che da decenni mette insieme una logica semplice e irresistibile: sfruttare il dislivello come parte dello spettacolo.
Il tracciato, inserito nel calendario della FIDAL come prova regionale su strada e segnato ufficialmente come non “omologato” per fini di record, mantiene fede alla sua natura di gara popolare: una corsa che è sfida con se stessi, con i tornanti e con l’umidità dell’aria salmastra. Gli organizzatori hanno confermato tempi e modalità classiche, con il raduno dei partecipanti in mattinata, la consegna dei pettorali e la partenza fissata alle ore 10:00, non appena completato il tuffo.
I vincitori e i volti della 47ª edizione
L’albo d’oro della 47ª edizione si arricchisce di due nomi: il messinese Salvatore Amasi, primo al traguardo tra gli uomini, e Nadiya Sukharina, che ha guidato la classifica femminile. In acqua e lungo la salita si sono distinti anche tanti protagonisti locali, fra cui i taorminesi Grazia Migliore e Salvatore Ferrara, atleti molto noti nel panorama delle corse su strada isolane. Alla fine, oltre ai podi, la giornata ha distribuito riconoscimenti dal forte valore simbolico: il premio “Melo La Torre” è andato a William Barbera, a Carmelo Gallodoro è stato tributato il titolo di “atleta storico” della città, mentre un premio speciale ha ricordato la figura di Roberto Baratta.
Nel linguaggio dei runner, la gara di Taormina non è mai solo un tempo finale: per molti è un battesimo sportivo dell’anno, una prima verifica sulle gambe dopo i brindisi, una cartolina che ti dice quanta voglia hai di rimetterti in gioco. Per altri, è una promessa mantenuta con un amico scomparso: ci vediamo all’alba, si va in acqua, poi si corre.
Chico Scimone, l’uomo che trasformò un’intuizione in eredità
Per capire perché questo appuntamento resista, conviene tornare alla biografia di Chico Scimone. Nato nel 1911, vissuto tra Taormina e gli Stati Uniti, pianista, gestore con il fratello Egisto del leggendario locale “La Giara”, Scimone è stato anche un atleta dal carisma eccentrico: più volte campione mondiale master nella marcia, presidente del Taormina Sporting Club a metà degli anni Settanta, personaggio che amava raccontare la nascita del “tuffo” come un atto insieme ironico e liberatorio. La sua firma non è solo nell’idea: è in un modo di intendere lo sport come rito sociale, in cui contano il gesto, il paesaggio, la comunità.
Nel 2025, a vent’anni dalla scomparsa, Taormina ha rinnovato pubblicamente la gratitudine verso la sua figura. E ogni 1° gennaio, quando la temperatura dell’acqua mette in fila i coraggiosi, la sua eredità diventa una lingua parlata collettivamente: c’è chi si butta per ricordare, chi per scacciare la pigrizia, chi per inaugurare — in maniera netta — un anno nuovo.
Un’organizzazione radicata e diffusa
Il segreto della longevità dell’evento sta in una macchina organizzativa che ha puntato sulla continuità. La regia è della ASD Marathon Club Taormina, guidata da Carmelo Mobilia, con la collaborazione stretta del Comune di Taormina, della Pro Loco e dell’associazione Terra e Turismo. Una rete che mette insieme istituzioni, volontari, commercianti e il tessuto dell’associazionismo locale. L’iscrizione nel calendario FIDAL come prova di livello regionale certifica un requisito minimo di sicurezza, presidi lungo il percorso, segnaletica e coordinamento con le forze dell’ordine e la Protezione civile.
Il maltempo di questa edizione ha imposto qualche attenzione in più: la baia di Villagonia — più esposta di altre calette — richiede prudenza nel tuffo quando il mare è nervoso, e la salita può trasformarsi in una trappola per chi sottovaluta la gestione dello sforzo. Ma proprio qui sta la misura dell’evento: non un campo gara sterilizzato, bensì un territorio vivo da attraversare con rispetto.
Perché “tuffo e corsa” funziona ancora
C’è una ragione per cui, a 47 anni dalla prima edizione, il format “tuffo + corsa” continua a funzionare. È un doppio rito senza fronzoli che produce senso comune: l’acqua, fredda e immediata, è la soglia; la corsa, più lunga e meditata, è la traiettoria. Insieme costruiscono un racconto che piace tanto ai runner esperti quanto a chi si avvicina per la prima volta: puoi vivere il tuffo come gesto simbolico e fermarti lì, oppure trasformarlo nel tuo riscaldamento emozionale verso la salita.
In un’epoca in cui molte gare su strada cercano appeal con gadget e scenografie, Taormina ricorda che basta un paesaggio straordinario, una comunità presente e una storia riconoscibile per dare sostanza a un evento. Il resto lo fanno i dettagli: la musica al raduno, i volontari che incitano lungo le curve, il fotografo che coglie il momento in cui dal bagnasciuga si passa all’asfalto. E la foto di gruppo sotto Porta Messina — bagnati, arrossati, felici — che chiude il cerchio.