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le indagini

Caso Garlasco, l'ex Ris Portera: «Non ho analizzato il Dna sulla bici»

L'ex comandante dei Ris Garofano: «Basta accuse di complotto con pm contro Stasi»

29 Settembre 2026, 21:01

21:10

Caso Garlasco,  l'ex Ris Portera: «Non ho analizzato il Dna sulla bici»

"Non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma". Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dell'Arma, ascoltato dalla Procura di Pavia nella nuova indagine sul delitto di Garlasco in cui ora è indagato Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, lo ha tenuto a chiarire dopo la chiusura delle indagini.

E soprattutto dopo la lunga nota in cui il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha messo nero su bianco gli elementi delle consulenze, inclusa una consulenza presentata dalla difesa di Alberto Stasi, condannato per il delitto del 13 agosto 2007, con gli esperti Ricci e Linarello, che lavorando su dati grezzi ottenuti dalla Procura di Pavia nel novembre 2025, ha evidenziato che due "contro-analisi" del 20 settembre 2007 avevano stabilito che non era Dna di Chiara quello sui pedali della bici bordeaux, la prima sequestrata. "Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P", quella in merito al materiale genetico sui pedali della bici di Stasi, "deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell'ambito dell'ultima fase di lavorazione della specifica traccia" ha sottolineato Portera in una nota. "L'attività a cui può essere ricondotto il mio accesso - ha proseguito il genetista - consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Non posso oggi stabilire con certezza se tale operazione sia stata materialmente eseguita da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user".

Sulla questione è tornato anche l'ex comandante del Ris dei carabinieri di Parma Luciano Garofano. "Credo ciecamente nell'onestà dei miei collaboratori" ha assicurato a 'Porta a porta'. "Nessun complotto" c'è stato e questo lo dimostra l'andamento processuale. Il generale ha ricordato come Stasi, ora in affidamento ai servizi sociali, dopo un periodo di semilibertà, fu assolto in primo grado e in appello fino al rinvio della Cassazione. Poi una condanna nell'appello bis e la condanna definitiva per la morte di Chiara. "Basta accusarci di essere il braccio armato-tecnico di una Procura che voleva incastrare Alberto Stasi. Sono stati gli indizi a portarci verso Alberto Stasi e noi e la dottoressa Muscio non avevamo alcun interesse a incastrare Alberto Stasi" ha concluso.