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la storia

Bomba d'acqua e allagamenti ad Acireale: ecco perché le nuove vasche non hanno retto

Richiesta di interventi strutturali per evitare che gli acquazzoni continuino ad allagare la Ss 114

27 Settembre 2026, 18:54

19:00

Bomba d'acqua e allagamenti ad Acireale: ecco perché le nuove vasche non hanno retto

Il violento nubifragio della settimana scorsa ha riacceso i riflettori sulle criticità strutturali della rotatoria di Santa Maria Ammalati, dove le nuove vasche di raccolta per le acque bianche, installate per mitigare il rischio idrogeologico, non hanno retto all’eccezionale bomba d’acqua, provocando pesanti allagamenti e gravi disagi alla circolazione lungo la Ss 114.

L’episodio ha riaperto il dibattito sulla necessità di interventi radicali e definitivi, soprattutto dopo le segnalazioni della comunità locale. A riguardo, è intervenuto il consigliere comunale Paolo Monaco, il quale ha effettuato un sopralluogo, chiedendo una verifica su caditoie e vasche, e un vertice con l’Ufficio tecnico per comprendere le ragioni del mancato smaltimento dell’acqua piovana. «Dall’analisi effettuata con il dirigente comunale, ing. Andrea Giudice - ha spiegato Monaco - è emerso che l’eccezionale quantità di pioggia caduta non era supportata dalle specifiche dell’impianto appena realizzato. Ultimati i lavori con l’allaccio elettrico delle pompe e la consegna ufficiale, sarà indispensabile avviare un periodo di prova con piogge di intensità standard per valutarne l’efficacia».

A fare chiarezza sui limiti strutturali è il dirigente dei Lavori pubblici, ing. Andrea Giudice, il quale ha spiegato che l’impianto è progettato per smaltire flussi con tempo di ritorno di 10 anni e solo parzialmente eventi da 30 e 50 anni. Di fronte alla violenza della perturbazione del 22 settembre, con un carico stimato a un tempo di ritorno di 200 anni, il sistema ha subito una sollecitazione superiore alle capacità progettuali, rendendo impossibile il deflusso totale: «In relazione all’importo finanziato - ha osservato - le opere eseguite rappresentano un intervento migliorativo per la mitigazione del rischio idrogeologico, ma non risolutivo».