LA RIMPATRIATA
Quarant'anni dopo, ancora tutti da Frizzi
Si sono ritrovati gli amici di via Monfalcone, il "salotto buono" della Catania anni '80: Vespe truccate, sale giochi e una generazione che non si è mai davvero divisa
Ricordi, risate, abbracci, occhi lucidi: ritrovarsi amici dopo 40 anni regala emozioni che solo qualcosa di storico può suscitare.
Come Frizzi, nome che a Catania evoca una delle più antiche comitive della città, che si riuniva in via Monfalcone, traversa di corso Italia, alla fine degli Anni ’80.
Via Monfalcone non era solo una strada del centro di Catania: era un luogo simbolo, il “salotto buono” della città, un tratto di asfalto che solo a pronunciarlo donava prestigio.
In quegli anni dire «ci vediamo da Frizzi, in via Monfalcone» significava appartenere a un mondo preciso: quello delle comitive cittadine - Frizzi, Bar Italia, Sai, Fortini & Rossetti, via Teramo.
Corposi gruppi di giovani che con il loro fermento hanno contribuito alla successiva “primavera” di Catania dei primi Anni ’90.
Oggi il nome di Frizzi - allora preso in prestito da uno dei prestigiosi negozi di abbigliamento che sorgevano sotto i portici - è tornato sulla targa di un locale, ma la storia vera è un’altra: è la storia di una generazione che ha fatto di quella strada il suo campo di battaglia, la sua identità.
È proprio da Frizzi che parte la grande divisione tra “monfiani” (frequentatori di via Monfalcone, la Catania cosiddetta bene) e “mammoriani” (quelli che urlavano «mammoririmema» e che spesso provenivano dai quartieri più popolari), due anime della gioventù catanese dell’epoca.
Ci si vedeva lì nel tardo pomeriggio, dopo i compiti e gli altri doveri.
Chi arrivava con la Vespa 50 Special (rigorosamente truccata), chi con il Boxer, chi a piedi.
Si stazionava sotto quei portici per ore, a parlare del più e del meno, a decidere cosa fare, se c’era una “festa a sbarco”, se spostarsi in sala giochi o in discoteca, se andare al McIntosh o all’Empire o semplicemente se restare a parlare.
In via Monfalcone si parlava di tutto: musica, scuola, motori, ragazze, altre comitive e correnti rivali.
Ma «ci si andava anche senza motivo», dicono oggi i protagonisti di quel gruppo che si sono ritrovati dopo 40 anni per rivivere - con qualche ruga in più - le emozioni di allora, ballare le stesse canzoni, ricordare i viaggi fatti insieme, gli scherzi, le bravate e le serate spensierate di quegli anni.
La comitiva di Frizzi non ha mai avuto un elenco ufficiale di nomi, ma esiste nella memoria collettiva: una generazione che ha fatto di quel tratto di centro cittadino il proprio salotto a cielo aperto.
Persone che allora erano studenti e oggi sono professionisti, imprenditori, dirigenti, medici, avvocati, giornalisti.
E che si sono ritrovati non solo per nostalgia, ma per misurare il tempo passato, per vedere cosa resta di quella Catania.
E la rimpatriata dell’altra sera ci dice che la comitiva di Frizzi in realtà non si è mai disciolta, ma esiste ancora, idealmente “ferma” negli Anni ’80 e ’90 sotto quei portici che hanno visto nascere amicizie, amori, rivalità e un modo di essere catanesi.