Le intese
Detenuti, a Catania firmati i protocolli per il reinserimento lavorativo
Rinnovato l'accordo biennale tra Ance Catania, Ente Scuola Edile etnea e Udepe Catania. Nei giorni scori era stato firmato un documento di rete con lo stesso scopo: imprese e istituzioni unite per formazione, opportunità occupazionali e riduzione della recidiva
Integrazione sociale e nuove opportunità, rinnovata l’intesa tra Ance Catania, Ente Scuola Edile Etnea, Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (Udepe) e l’associazione Difesa e Giustizia per «promuovere azioni a sostegno del reinserimento sociale e lavorativo delle persone sottoposte a misure o sanzioni di comunità». L’accordo, della durata biennale, punta a creare percorsi concreti e sicuri di inclusione. «Coinvolgeremo le aziende cercando di monitorare i loro bisogni – ha dichiarato il presidente di Ance Catania, Rosario Fresta – c’è chi ricerca manodopera, altri necessitano di competenze più tecniche. Ognuno dei soggetti istituzionali coinvolti nel protocollo svolge un ruolo fondamentale, insieme costruiremo nuovi percorsi vantaggiosi e sicuri, nell’obiettivo di ridurre il rischio di recidive e integrare quel capitale umano che altrimenti corre il pericolo di rimanere ai margini».

Nel solco della stessa strategia, il 19 giugno, al Palazzo Esa, è stato sottoscritto anche il Protocollo di Rete per il reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute. Promosso e sostenuto fin dalla fase iniziale dal Forum del Terzo Settore, il documento è frutto di un’articolata elaborazione condivisa che ha coinvolto l’Amministrazione Penitenziaria, Sviluppo Lavoro Italia, il Centro per l’Impiego e le organizzazioni datoriali. Un’alleanza che mira a mettere a sistema esperienze, competenze e risorse già presenti sul territorio, valorizzandole in un quadro coordinato.
La collaborazione che ha portato alla definizione del Protocollo impegna tutte le realtà firmatarie nell’attuazione puntuale delle misure previste, con l’obiettivo di conseguire pienamente i traguardi comuni.
Al centro, la piena attuazione del principio rieducativo della pena, cardine dello Stato di diritto, possibile solo attraverso la azione congiunta degli attori che operano dentro e fuori gli istituti penitenziari.
Ridurre lo stigma che grava su chi ha scontato una condanna e offrire opportunità reali di inclusione lavorativa e sociale sono condizioni indispensabili per un reinserimento autentico e duraturo.
Si tratta spesso di persone in condizioni di marcata fragilità, che possono intraprendere un percorso di emancipazione e riconquista dell’autonomia solo grazie a una rete trasversale e integrata, capace di coinvolgere l’intera comunità.
Ogni progetto di vita ricostruito rappresenta non soltanto un’importante diminuzione del rischio di recidiva, ma anche la concreta realizzazione del principio rieducativo della pena: un indicatore decisivo della qualità democratica e della “salute” delle istituzioni.