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Il laboratorio

Una stanza delle emozioni per dire agli studenti che nessuno è “sbagliato”

Il nuovo locale dentro l’istituto Lucia Mangano di Catania servirà a esprimere in libertà le proprie paure, le ansie e i problemi

28 Maggio 2026, 06:30

Una stanza delle emozioni per dire agli studenti che nessuno è “sbagliato”

La “room of feeling” dell’istituto Lucia Mangano di via Besana è un’esplosione di colori, disegni e parole-chiave scritte sulla lavagna. C’è anche una cassetta dove poter imbucare in modo anonimo segnalazioni e richieste d’aiuto.

È la stanza delle emozioni e dell’ascolto immaginata, progettata e dipinta insieme da tutte le componenti della scuola: quaranta studentesse e studenti, docenti, personale amministrativo e Ata. La pittura collettiva come strumento efficace e democratico volto a creare comunità. Un progetto condotto dall’artista Igor Scalisi Palminteri e sviluppato nell’ambito del programma dell’assessorato regionale all’Istruzione e denominato “@Lab_School”, finanziato con 1,7 milioni e finalizzato alla prevenzione delle dipendenze giovanili. Un’esperienza già fatta a Melilli, Palermo e Vittoria e adesso anche a Catania con capofila provinciale l’istituto comprensivo Vittorino da Feltre e, a livello regionale, la scuola Rizzo di Melilli.

La stanza delle emozioni vuole essere un luogo dove ragazze e ragazzi possano esprimere in libertà le proprie paure, le ansie e i problemi sapendo di potere interloquire con adulti che non li giudicano, che non li considerano “sbagliati”. Un luogo dove creare rapporti di fiducia con i docenti e con personale specializzato.

La “room of feeling” è frutto di un laboratorio durato tre giorni e partito da un “cerchio” che ha visto insieme, a parlare delle proprie frustrazioni e delle proprie difficoltà, tutte le componenti della scuola, genitori inclusi. A loro Igor Scalisi Palminteri ha fatto vedere un video in cui raccontano la propria storia alcuni ragazzi che hanno fatto uso del crack, droga particolarmente pericolosa perché costa poco e crea subito una pesante dipendenza. Un modo per informare sui gravi danni che questa droga comporta e per dissuadere i ragazzi dal provarla inconsapevoli dei rischi che corrono. Il video è uno spunto per parlare liberamente di sé.

Da questo confronto è emersa la parola-chiave di questa scuola: “imperfezione”. Un concetto considerato positivo perché essere imperfetti significa essere sé stessi, autentici con i propri limiti, lontani da un modello astratto e fasullo. Un concetto che le studentesse e gli studenti hanno tradotto in immagini: un vaso rotto i cui cocci sono riattaccati con l’oro seguendo una tecnica giapponese (kintsugi) per cui un oggetto ricomposto diventa più prezioso di quando era integro. Un modo per dire che gli errori commessi, le ferite, possono diventare preziosi per la nostra crescita umana.

Un’esperienza che la combattiva e appassionata dirigente Maria Catena Trovato vuole riproporre sfidando i suoi ragazzi a immaginare un nuovo progetto, consapevole che questa stanza deve diventare per loro un centro di ascolto e di accoglienza. In questa direzione va l’impegno del dottor Fabio Brogna, dirigente del dipartimento Dipendenze patologiche dell’Asp di Catania, che ha assicurato che metterà a disposizione un operatore una volta a settimana. Ha ricordato che la dipendenza da droghe è sempre più diffusa tra i giovanissimi e che è importante intervenire subito, prima che si cronicizzi. Per questo è importante chiedere aiuto e rivolgersi ai servizi che esistono in città: i Serd, le unità mobili che garantiscono medici e psicologi, il drop-in, che è un servizio a bassa soglia dove si può andare senza prenotazione e senza alcuna burocrazia, e l’unità di pronta accoglienza (12 posti letto in via Ottaviano D’Arcangelo, nell’ex casa di cura Argento) creata grazie alla legge del 2024 contro le dipendenze patologiche. Per informazioni ulteriori si può visitare il sito web del servizio dipendenze patologiche dell’Asp.