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Il paradosso dei redditi: micro-comuni in vetta, ecco la situazione in provincia di Catania

Un piccolo comune con 76 contribuenti al vertice, Milano prima tra le grandi città e un gap Nord‑Sud di oltre 17.000 euro

25 Aprile 2026, 12:19

12:20

Reddito di cittadinanza in Siciliain un mese quasi 27 mila domande

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Un comune minuscolo, pochissimi contribuenti, un reddito medio che svetta sopra tutti. Poi, a quasi mille chilometri di distanza, un’intera regione che continua a inseguire. La nuova mappa dei redditi pubblicata dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze consegna anche quest’anno un’immagine nitida e, per certi versi, scomoda dell’Italia: il benessere fiscale si concentra ancora in alcune aree del Centro-Nord, mentre la Sicilia, pur mostrando segnali di dinamismo economico, resta inchiodata ai gradini più bassi della classifica.

Il primo dato da chiarire è metodologico, ma decisivo. Quando si parla di “classifica dei comuni più ricchi”, non si fotografa la ricchezza complessiva prodotta in un territorio, né il patrimonio posseduto dalle famiglie. Si osserva, più precisamente, il reddito imponibile medio dichiarato ai fini Irpef dai contribuenti. È un indicatore utile, perché omogeneo e comparabile, ma va letto con prudenza: riflette i redditi emersi al fisco, non tutto ciò che un territorio realmente produce o possiede. In regioni dove il peso dell’economia sommersa resta elevato, il dato ufficiale tende inoltre a restituire una fotografia inevitabilmente incompleta.

Il paradosso del comune più ricco d’Italia

La graduatoria nazionale colpisce subito per un dettaglio quasi surreale. In cima compare Maccastorna, piccolo centro in provincia di Lodi, che registra un reddito medio imponibile di 72.685 euro. Seguono Lajatico, in provincia di Pisa, con 69.476 euro, e Portofino, con 61.617 euro. Numeri impressionanti, che però diventano molto meno sorprendenti quando si osserva la base statistica: nel caso di Maccastorna il dato si costruisce su appena 76 contribuenti. In altre parole, basta una quota molto limitata di dichiarazioni particolarmente elevate per spingere verso l’alto la media e trasformare un piccolissimo comune nel “più ricco” d’Italia.

È il motivo per cui le classifiche assolute dei micro-comuni vanno interpretate con cautela. Più che raccontare il benessere diffuso di una popolazione, spesso segnalano la presenza di pochi contribuenti ad altissima capacità reddituale. Se invece si restringe l’analisi ai comuni con almeno 2.000 contribuenti, il quadro cambia e diventa più robusto: al vertice si colloca Basiglio, nell’area metropolitana di Milano, con 53.686 euro medi. Qui la statistica pesa di più, perché si appoggia su una base molto più ampia e dunque più rappresentativa.

Le grandi città e il divario che non si chiude

Se c’è un livello di lettura davvero utile per comprendere il Paese, è quello delle grandi città. Tra i comuni con almeno 100.000 contribuenti, cioè i grandi poli urbani dove si concentra una parte rilevante della popolazione italiana, la prima posizione spetta a Milano con 40.237 euro di reddito medio imponibile. Dietro arrivano Bologna con 31.448 euro e Padova con 31.270 euro. Nella top ten compaiono anche Roma, Parma, Modena, Firenze, Brescia, Cagliari e Torino.

Il punto, però, non è soltanto chi guida. È la distanza. In fondo alla graduatoria delle grandi città si collocano Rimini, Taranto e Catania, tutte attestate poco sopra i 23.000 euro medi. Palermo si ferma ancora più indietro, al ventiduesimo posto tra i grandi centri urbani. Tradotto in valori assoluti, tra Milano e Catania il divario supera i 17.000 euro annui per contribuente. È una forbice che parla da sola: due Italie convivono ancora nello stesso perimetro fiscale, ma con capacità reddituali profondamente diverse.

Province siciliane: il fondo della classifica è quasi tutto meridionale

La fotografia provinciale è forse ancora più severa. Le province siciliane occupano stabilmente la parte bassa della graduatoria nazionale. Trapani si attesta intorno a 18.927 euro, Enna a 18.393 euro, Agrigento a 18.027 euro, Ragusa a 17.930 euro. Sono valori che si muovono a ridosso degli ultimi posti italiani e che restituiscono la misura del ritardo accumulato da ampie aree dell’isola.

Se poi si scende al livello dei capoluoghi, la situazione migliora soltanto in parte. Tra i capoluoghi siciliani il reddito medio più alto spetta a Palermo, con 23.199 euro, seguita da Messina con 23.105 euro, Agrigento con 22.495 euro, Siracusa con 22.403 euro, Enna con 22.284 euro e Catania con 22.102 euro. Più indietro troviamo Caltanissetta a 20.947 euro, Trapani a 20.381 euro e Ragusa a 20.279 euro. È una graduatoria interna che mostra differenze non enormi tra le città dell’isola, ma conferma una soglia reddituale complessivamente modesta rispetto agli standard nazionali.

Il caso Catania: la ricchezza si sposta verso l’hinterland

Il dato più interessante, forse il più rivelatore, emerge però osservando la cintura urbana catanese. Il comune con il reddito medio più alto della Sicilia non è infatti un capoluogo, ma Sant’Agata li Battiati, in provincia di Catania, con 27.926,71 euro. Subito dopo si colloca San Gregorio di Catania con 27.398,92 euro, mentre Aci Castello supera i 24.530 euro. Nelle posizioni di testa compaiono anche Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta e Viagrande, tutti centri dell’area etnea.